Università degli Studi di Torino 
Facoltà di Scienze Politiche
 
TESI DI LAUREA IN STORIA DELLE DOTTRINE POLITICHE 
"Il Pensiero Politico di Aldous Huxley" 
Relatore: Chiar. Prof. S. R. Ghibaudi 
Controrelatore: Prof. M. A. Sarti 
Paolo Bonsignore - Anno Accademico 1995 – 96 
 
INDICE 
INTRODUZIONE
 
BIOGRAFIA
 
PREMESSA 
 
CAPITOLO I
 
CAPITOLO II 
La produzione saggistica 
 
BRAVE NEW WORLD REVISITED 
 
CAPITOLO III 
Island 
 
BIBLIOGRAFIA
 
 
INTRODUZIONE 

Il pensiero politico di Aldous Huxley si fonda sull’aspettativa di una serie di riforme che riguardano l’uomo e non le sue istituzioni politiche. Egli pensa, infatti, che senza un cambiamento spirituale dell’uomo qualsiasi tipo di modifica del suo ambiente sia inutile e non arrechi progressi reali. La sua attenzione, dunque, è centrata sulle modalità per far evolvere interiormente l’individuo, sicuro che da un suo miglioramento sarebbe sgorgato inevitabilmente un progresso in ogni campo della sua vita, compreso quello politico.  

Questo lavoro si propone di analizzare l'evoluzione del pensiero politico di Aldous Huxley partendo dai suoi scritti e racconti giovanili, per terminare con un'analisi dell'utopia di Island, suo ultimo lavoro prima della morte, avvenuta nel 1963. Island rappresenta la summa , il risultato finale del percorso spirituale di Aldous Huxley, ed é interessante ripercorrere il cammino che lo ha portato a scrivere quest'opera complessa e discussa. La letteratura critica a disposizione è datata e non aggiornata, se escludiamo un paio di saggi che prendono in considerazione isolati aspetti dell’opera di Huxley e che appaiono in parte soddisfacenti. Questi ultimi sono quelli di Stefano Manferlotti (Antiutopia, Huxley, Orwell, Burgess), Krishan Kumar (Utopia e antiutopia, Wells, Huxley, Orwell ) e Carmela Metelli di Lallo (Analisi del discorso pedagogico ). Tutti gli altri testi citati in nota sono anteriori al 1963 e quindi, dal momento che Island è stato pubblicato in quell’anno, non comprendono l’opera conclusiva fondamentale dell’autore inglese nella loro critica, risultando quindi a mio avviso troppo incompleti per poter essere significativi. Il saggio più citato è quello di John Atkins, del 1954, ma è volto quasi esclusivamente all’analisi tecnica della scrittura di Huxley. Uno dei più recenti è quello di Adriana Corrado (Da un’isola all’altra, 1988), ma io non condivido assolutamente gran parte del lavoro, poiché ritengo che l’autrice non abbia interpretato nella maniera corretta le provocazioni dello scrittore inglese e mi sento di poter dire che il giudizio dell’autrice sull’uso delle droghe allucinogene da parte di Huxley non sia sereno, ma sia viziato da un pregiudizio negativo di fondo. In ognuna delle opere giovanili sono presenti, in forma più o meno completa, una o più tematiche che si riveleranno poi fondamentali per l'autore e che si ritroveranno sviluppate ampiamente nelle opere più significative: Brave New World, Ends and Means, Brave New World Revisited e Island. Questi quattro lavori sono quelli su cui la mia analisi si é soffermata più approfonditamente. Lo stacco dai romanzi degli anni '20 é netto, ma l'ironia e la vivacità intellettuale dell'autore non vengono meno neppure nei saggi. Quelle citate sono opere fondamentali non solo nell'evoluzione dell'autore, ma anche per la cultura in generale, tanto che negli Stati Uniti la lettura di Brave New World é inserita nei programmi scolastici delle scuole superiori. Caso a parte é rappresentato da Island, che pur essendo il lavoro più significativo, per molti aspetti, viene ricordato dalla critica con meno frequenza delle altre sue opere, e viene considerato un libro noioso e faticoso alla lettura. Inoltre, come la stessa Laura Huxley ci riferisce nell’intervista citata, Island non viene praticamente mai considerata come opera fondamentale "per la presenza delle droghe intese positivamente, costruttivamente nella formazione dell'uomo", e questo fatto non può essere accettato. Nelle scuole, infatti, la lettura di questo testo non rientra nei programmi. Inoltre, nel momento in cui veniva pubblicato, Huxley era considerato dagli intellettuali come uno "strano" tipo eccentrico, che probabilmente aveva esagerato con l'assunzione di droghe e con lo studio di culti strani. Anche in base a questa opinione circolante, il libro venne accolto con freddezza e non ottenne successo. Ritengo, comunque, che questa accoglienza non sia dovuta alle eccentricità dell'autore, che venne addotta come pretesto. La causa é il contenuto: un Inglese che scrive contro gli arsenali nucleari e contro il consumismo mina due basi portanti della società americana di quei tempi. Era difficile che nel contesto di quegli anni, potesse venir apprezzato un libro che solo ora, dopo la guerra fredda e il disarmo nucleare, viene riletto e apprezzato pienamente. Il libro ottenne un'accoglienza ottima, invece, presso la società Hippy e in tutto lo schieramento di pacifisti che protestavano contro la guerra del Vietnam, come testimonia Timothy Leary. Al contrario, Brave New World é un libro avvincente che mette in luce tutti gli aspetti deteriori di uno Stato dittatoriale e padrone delle coscienze, e dove la riflessione sugli aspetti della spiritualità individuale non prende eccessivo spazio.  

Island é notevolmente più complesso, quasi un compendio di "filosofia di vita" secondo Huxley. E' qualcosa di più di un progetto sociale teorico e irrealizzabile da leggere e commentare. E' un messaggio diretto allo spirito delle persone ed é la speranza concreta dell'autore che si possa arrivare a vivere nella perfezione sociale da lui ideata. Quella di Island non é una realtà descritta strumentalmente per evidenziare distorsioni e negatività della società, come Brave New World, é un vero e proprio esempio di come si possa vivere liberi, nella perfezione sociale e nel cammino verso quella spirituale. Huxley crede nella possibilità di vivere in un mondo perfetto; il suo progetto non é slegato dalla realtà o palesemente impossibile. Il fatto che, però, alla fine siano i carri armati a percorrere le strade dell'isola di Pala, vuole, a mio parere, significare che l'uomo non vuole migliorare la propria condizione, che le forze che portano ad una vita dove guerre, avidità e denaro comandano sono ancora vincenti, ma non sono imbattibili. Nonostante tutto i vincitori sono i Palanesi, poiché il loro spirito rimane libero, intatto e coerente, e per non venir meno al principio della non-violenza sono anche disposti ad assistere alla conquista della loro civiltà, sicuri della sua sopravvivenza. L'accoglienza riservata a Brave New World, nel 1932, fu ben diversa, ma ebbe ugualmente delle difficoltà, degli ostacoli, prima di venir considerata un'opera significativa. Dovettero passare gli anni della guerra perché raggiungesse il successo. In superficie, potrebbe passare per una condanna dell'ingegneria genetica e dell'amore libero, ma leggendolo adesso, nel 1996, appare chiaro che invece si trattava da una parte del loro elogio, e dall’altra dell'avvertimento che nelle mani sbagliate, entrambi potrebbero diventare strumenti di potere per tenere soggiogati gli uomini. Inoltre, nel periodo che va dagli anni '40 agli anni '70 la letteratura science and fiction in cui Huxley, per alcune sue opere, può essere inserito, fu relegata in un angolo come letteratura di svago e il suo pubblico venne individuato nei bambini e negli adolescenti.  

In questo modo fu possibile evitare il confronto con le grosse critiche che animavano questi testi, perché quest'etichetta dava la giustificazione a considerarli in qualche modo "poco seri". Al tempo stesso, però, si consentì involontariamente ai piccoli lettori di accogliere queste opere senza nessun pregiudizio, senza interferenze con la "moralità" degli adulti. Osservando lo sviluppo delle opere di Huxley, é possibile, a mio parere, determinare le fasi attraverso cui passa l’autore. Dopo aver composto romanzi e racconti, nel 1932 appare Brave New World. Già nelle opere precedenti si può osservare la presenza, in embrione, dei temi che verranno trattati approfonditamente a partire dal romanzo del ‘32. In Crome Yellow del 1921, ad esempio, c’è un’anticipazione del Mondo Nuovo, in Antic Hay si parla anche della sovrappopolazione, tema caro all’autore che verrà sviscerato in Ends and Means 

Sembra che Huxley abbia presentato già tutti i temi socio-politici nei lavori giovanili, e che li abbia approfonditi nelle opere che arrivano fino a Ape and Essence, del 1949. Il fatto che il suo pensiero fosse già così preciso a partire dai primi romanzi, e il fatto che il distacco da questi temi sia poi stato nettissimo, a partire dal romanzo del 1949, mi fa pensare che in qualche modo Huxley avesse sempre riportato, seppur con originalità, ironia e fantasia, il punto di vista dell’ambiente familiare in relazione agli studi biologici e letterari. Quando poi l’approfondimento di questi argomenti, coincidenti con quelli del padre intellettuale e scrittore, del nonno Thomas Henry scienziato darwinista, dello zio Matthew Arnold poeta e del fratello biologo Julian, si è esaurito, assistiamo ad uno stacco notevole. Aldous ha trovato una sua strada personale. Mi spiego: dopo aver scritto Ends and Means (1937) e aver lavorato anni per mettere a punto un programma di riforme, la sua produzione saggistica si ferma. Scoppia la seconda guerra mondiale e nel 1946 appare il primo testo “nuovo”: una raccolta di piccoli saggi e di perle di saggezza intitolato The Perennial Philosophy. Nel 1949 appare un libro che ebbe poco successo, Ape and Essence, un racconto su un’immaginaria terra sconvolta da una guerra nucleare, che colpisce per la violenza con cui è scritto. Dopodichè, fino a The Doors of Perception (1954) Huxley non scrive più nulla. L’impressione è quella che si fosse stufato di parlare a vuoto, ma soprattutto questo é il momento in cui prende una sua strada e si distacca dai vecchi argomenti. Non, si badi, perchè li ritiene superati, al contrario li riprenderà in Island, ma perchè a mio parere trova qualcosa di esclusivamente suo: l’esperienza spirituale e quella delle droghe, poi coniugate in un’unico momento. Dopo Ape and Essence sparisce dalla scena letteraria per 5 anni e ricompare con nuovi argomenti.   

Ritengo che Island sia l’opera più significativa dell’autore, poiché raccoglie i temi del circolo familiare in relazione a nuovi drammaticoi argomenti. Alcuni libri di Huxley vennero censurati per offesa alla morale pubblica:Antic Hay, Point counter Point, Brave New World e Eyeless in Gaza.  
  

BIOGRAFIA
ALDOUS HUXLEY
INDICE

Aldous Leonard Huxley nacque nel Surrey, a Godalming nel 1894, da una famiglia appartenente a quell'aristocrazia intellettuale inglese che dominò alla fine dell'Ottocento. Suo padre era direttore del "Cornhill Magazine", il nonno Thomas Henry Huxley era un noto biologo e sostenitore della tesi darwiniane in Inghilterra, il fratello Julian biologo di fama e la madre era nipote del poeta Matthew Arnold.   

Huxley studiò inizialmente a Eaton, con l'intenzione di diventare medico. A sedici anni venne colpito da un violento attacco di keratitis punctata , una forma grave di malattia dell'occhio che lo lasciò (dopo diciotto mesi di cecità totale) con un occhio appena capace di percepire la luce e l'altro provvisto di una capacità visiva molto limitata. Svanite così le possibilità di una carriera scientifica, Huxley decise di dedicarsi allo studio della letteratura inglese e della filologia. A vent'anni, grazie all'uso di una particolare lente d'ingrandimento, riuscì a recuperare parzialmente l'uso di un occhio e ad iscriversi al Balliol College di Oxford dove si laureò nel 1915. Una volta laureato insegnò per qualche tempo a Eaton finché non si dedicò completamente alle lettere. Un evento che scosse profondamente Huxley fu la morte della madre per tumore, quando lui aveva solo quattordici anni. Effettivamente si possono scorgere i segni di questo trauma in pressoché tutte le sue opere, dove la quasi totalità dei personaggi che muore di tumore: la madre del Selvaggio, la moglie del Dott. Andrew, lo stesso Rajah era malato di tumore e viene salvato dal padre del Dott. Andrew con delle tecniche alternative alla medicina tradizionale, l’amata zia di Will Farnaby, il protagonista di Island e così via. Nel 1919 sposa Maria Nys, una donna belga rifugiatasi in Inghilterra durante il conflitto mondiale, da cui avrà un figlio, Matthew. In quegli anni comincia a pubblicare recensioni di teatro, arte, musica e libri sulla prestigiosa rivista “Athenaeum” e sulla “Westminster Gazette”. E' di quel periodo l'amicizia con lo scrittore D. H. Lawrence con cui condivide una schietta passione per l'Italia, dove dimora dal 1923 al 1930, con l'esclusione del '25 e '26 trascorsi viaggiando in India. Si dedica alla scrittura di racconti e romanzi, tra cui Point Counter Point del 1928. A differenza di molti altri connazionali, Huxley impara a conoscere a fondo l'Italia, come dimostrano i racconti ambientati a Firenze (Il giovane Archimede) e a Roma (Dopo i fuochi d'artificio). Poco prima di morire, nel 1929, Lawrence é ospite a Forte dei Marmi degli Huxley, che poco dopo lo assisteranno negli ultimi istanti di vita, a Vence. Sarà lo stesso Huxley, nel 1932, a curare la prima raccolta di lettere di Lawrence. Nel 1930 Huxley acquista una casa nel sud della Francia, a Saint Paul de Vence, dove é solito ritirarsi quando non é a Londra. Nel 1932 scrive, in quattro mesi, uno dei suoi romanzi più famosi e che avranno maggior successo: Brave New World. Come l’Inghilterra dei suoi giorni, l’utopia di Huxley descritta in Brave New World possiede una rigida struttura di classe, caricatura delle differenze esistenti nel mondo inglese reale, anche se lo stacco é maggiore a causa delle differenze create artificialmente nella capacità intellettuale dei cittadini. L’esperienza personale di Huxley lo portò ad isolarsi, non escluso dagli altri, dall'upper class in cui era nato. Già da bambino era considerato diverso, dal momento che dimostrava una prontezza, un’attenzione e un’intelligenza del tutto straordinarie, e come dice suo fratello Julian , “superiori”. Questo suo senso di disagio nel far parte di quella che si considerava la “classe superiore” viene rispecchiata in ogni suo romanzo, da Antic Hay a Point counter Point, fino ad arrivare a Brave New World in cui troviamo due personaggi importanti come Bernardo Marx e Helmholtz Watson, entrambi membri della classe elitaria, che hanno dei problemi perché sono differenti dai loro simili.  

Da questo tema che si ripropone spesso nei suoi libri, nasce un altro aspetto fondamentale: quello dell’unicità dell’individuo e del diritto di ogni singolo individuo a essere tutelato per non essere soggetto alla massa e alle sue scelte. Huxley ritiene che l’ereditarietà rende ogni individuo differente e unico, e che proprio questa unicità sia indispensabile alla libertà. Negli anni tra il 1930e il 1935, iniziò una lunga serie di viaggi che lo portano in Sud America e negli Stati Uniti, dove entra in contatto con l'equipe del Prof. Bates di New York, esperto in oftalmologia. Nei venticinque anni precedenti, infatti, la situazione della vista non era migliorata, e nel 1939, si sottopone ad un programma di rieducazione visiva messo a punto dal dottor W. H. Bates e dalla dottoressa Margaret Corbett. Ottiene in brevissimo tempo un miglioramento notevole nella capacità di vedere e dedicherà poi un saggio, The Art of Seeing , appunto, a titolo di gratitudine, a questi due pionieri dell'educazione visiva. Il saggio, datato 1943, é il tentativo dell'autore di mettere in correlazione i metodi di educazione visiva con le più recenti dottrine della psicologia e della filosofia critica.  

Questa digressione sul saggio The aArt of Seeing per dare un'idea a tutto tondo di Aldous Huxley: un uomo dotato di una grande facilità nell'apprendimento di argomenti scientifici e medici, ma al tempo stesso di una grande sensibilità per i temi religiosi e spirituali, che approfondì studiando le religioni orientali e compiendo dei viaggi in India. Un uomo che aveva la capacità di comprendere con facilità un quadro, un libro, un disco e di apprezzarlo con grande sensibilità.  

Huxley ha sorvegliato questo confuso mondo in cui viviamo con la fredda obiettività di uno scienziato, col distacco dell'osservatore equilibrato e, d'altro canto, con la sensibilità dell'artista; ha riunito in sé entrambe le sensibilità e caratteristiche dell'uomo di scienza e di quello d'arte. Sebbene di mentalità scientifica, egli non fu materialista, ma seguì sempre una vena di spiritualità che lo guidava senza mai cadere nel dogmatismo. Fondamentale fu la sua permanenza negli Stati Uniti: alla fine degli anni ‘30 egli fece parte della leggendaria epoca d’oro del Far Western Philosophy che vedeva tra i suoi elementi di spicco persone come Thomas Mann, Christopher Isherwood, Alan Watts, Swami Yogananda, Gerald Heard. La sua produzione letteraria fu ad ampio spettro: dalle poesie alle novelle, dai romanzi ai saggi, dalle biografie ai testi storici. Addirittura, durante la sua permanenza a Beverly Hills, scrisse alcune sceneggiature cinematografiche. Tratto da I diavoli di Loudun, venne girato nel 1971 sulla sua sceneggiatura il film "Devils", con Vanessa Redgrave. La lettura dei suoi romanzi e dei suoi saggi ci rende un'idea dell'autore che é confermata anche dal giudizio di Stephen Spender: "Huxley rappresenta la libertà da ogni sorta di ortodossia, convenzionalità, malafede, rispetto per le forme costituite del sapere e tabù sessuali." Nel marzo del 1942 gli Huxley si trasferiscono a Llano, in California; nel 1944 Aldous ultima il romanzo Time must have a stop . Si dedica alla stesura di A Perennial Philosophy , una raccolta si saggi filosofici commentati da lui - dove manifesta un interesse sempre più marcato per il misticismo - che viene pubblicata poco dopo il termine della seconda guerra mondiale. In una lettera indirizzata alla scrittrice argentina Ocampo, Huxley esprime la propria soddisfazione per la conclusione del conflitto, ma anche le sue preoccupazioni. "Gli Stati nazionali a cui la scienza fornisce un potere militare enorme mi fanno sempre pensare alla descrizione data da Swift di Gulliver trasportato da una gigantesca scimmia sul tetto del palazzo del re di Brobdingnag: la ragione, il rispetto per gli altri, i valori dello spirito, si trovano nelle grinfie della volontà collettiva che ha il vigore fisico di una divinità, ma anche la mentalità di un delinquente di quattordici anni." Nel 1955 muore la prima moglie e Huxley si risposa l'anno successivo con la torinese Laura Archera che, nel 1968, pubblicherà negli Stati Uniti un libro di memorie: A Personal view of Aldous Huxley. A partire dagli anni '50 lo scrittore abbandona progressivamente la narrativa per dedicarsi sempre più intensamente alla speculazione filosofica. Questa ricerca lo porta ad approfondire gli studi esoterici - intrapresi più di vent'anni prima in occasione dei viaggi in India - e a sperimentare estesamente su sé stesso gli effetti di sostanze come la mescalina e l'acido lisergico, che per primo denominò "psichedeliche" e che gli rivelarono nuove capacità e nuovi orizzonti della psiche umana.Venne duramente criticato per questo aspetto della sua ricerca, considerata aberrante e pericolosa, ma non possiamo far altro che prendere atto che si tratta di un aspetto della sua passione per la verità. In particolare, lo scrittore tenta di far convergere in un'unica forma di esperienza la conoscenza scientifica e quella mistica, "ma" come scrive in Literature and Science "più la scienza amplia i suoi confini e maggior comprensione ci dà dei meccanismi dell'esistenza, più chiaramente spicca il mistero stesso dell'esistenza".  

Nel 1959 la American Academy of Arts and Letters premiò Huxley con l’Award of Merit for the Novel, un premio dato ogni cinque anni che era stato vinto, prima di lui, da Thomas Mann, Ernest Hemingway e Theodore Dreiser. Scrisse uno dei primi trattati di ecologia che ancora adesso ispira i gruppi verdi americani, e fu un pacifista. Nel 1960 gli viene diagnosticato un cancro alla lingua e la vista riprende a peggiorare. Il 12 maggio 1961 un incendio divampa nella sua casa e distrugge tutti i suoi libri e le sue carte, si salva casualmente il manoscritto del suo ultimo romanzo Island . La perdita é una prova durissima: "Vedi un uomo senza passato" confida all'amico Christopher Isherwood. Secondo quello che racconta Timothy Leary, negli ultimi anni della sua vita, Huxley fu particolarmente affascinato dal Libro Tibetano dei Morti, un libro antico che spiega come affrontare serenamente la morte secondo antiche conoscenze. In punto di morte, infatti, Leary racconta che fu la moglie Laura a guidare Aldous verso l’abbandono del corpo, seguendo delle tecniche descritte nel libro e facendogli assumere un’ultima dose di mescalina, ricalcando il racconto della morte della moglie del Dottor Andrew in Island 

Huxley si spegne a Hollywood il 22 novembre 1963, lo stesso giorno dell'assassinio del presidente John Kennedy. Venne cremato e le sue ceneri sono state sepolte nella tomba di famiglia in Inghilterra.  
  

PREMESSA
INDICE

Prima di cominciare ad addentrarci nel lavoro, ritengo sia necessario approfondire il rapporto esistente tra questo particolare scrittore e le droghe. Il 6 maggio 1953, sotto il controllo medico del Dott. Humphrey Osmond, Huxley assunse per la prima volta 400 mg. di solfato di mescalina al fine di registrare le reazioni a questa sostanza e gli effetti prodotti sulla mente. Tutto il dialogo tra Huxley e il dottore venne registrato su nastro magnetico. L’esperienza fu fondamentale, per l’autore. Egli era da tempo affascinato dalla possibilità di alterare gli equilibri chimici del cervello attraverso sostanze allucinogene, come dimostra la sua considerazione del 1931 a proposito di un libro di un farmacologo tedesco: “ho trovato grande interesse nel leggere la curiosa storia dell’assunzione delle droghe, e mi sembra uno dei capitoli più significativi della storia naturale dell’essere umano”.  

Il commento di Huxley a questa prima assunzione di mescalina fu: “How absolutely incredible”, dopodiché cominciò a descrivere l’esperienza “in diretta”: “...non sto vedendo un fiore come se fosse una cosa estranea o strana, sto vedendo cosa Adamo ha visto il mattino della sua creazione: il miracolo, momento per momento, della nuda esistenza”. In un’altra lettera agli editori Chatto & Windus scrive: “E’ senza dubbio la più straordinaria e significativa esperienza disponibile per l’essere umano, questa Beatifica Visione; e ti apre ad una moltitudine di problemi filosofici, attraverso luci intense e innalza ogni sorta di domanda nel campo dell’estetica, della religione, della teoria della conoscenza...”. L'assunzione di allucinogeni era dunque, per lui, uno stimolo alla meditazione e alla speculazione filosofica, non costituì mai una fuga né una debolezza, e questa sua esperienza viene ritrovata tale e quale in Island. Ufficialmente sembra che Huxley si sia sottoposto a circa 12 esperimenti con diversi allucinogeni, ma la traduttrice dei suoi testi in italiano, la Dott. Floriana Bossi, che ho intervistato in data 10 marzo 1996 a Torino, sostiene che Huxley stesso avesse dichiarato un’assunzione molto più frequente. Questa testimonianza é anche supportata dalla sua biografa Sybille Bedford che riferisce che Huxley assunse “apparentemente una dozzina di volte sostanze allucinogene quali mescalina...” lasciando intendere che in realtà il numero poteva essere maggiore. E’ necessario inserire questo comportamento nel giusto contesto: nel 1953 le droghe non avevano la diffusione attuale e il fenomeno non aveva ancora assunto la dimensione di pericolo sociale. Non bisogna, dunque, giudicare con l’ottica moderna degli atti che, seppure discutibili in qualche forma, avevano un significato ben diverso quando sono stati compiuti. Mi riferisco soprattutto al libro Da un’isola all’altra della Dott. Corrado, che non é avara di critiche ad Huxley su questo punto. L’esperienza dell’autore con le droghe allucinogene é stata da lui descritta in The Doors of Perception 1954 e in Heaven and Hell 1956, due saggi in cui vengono descritte le sensazioni provate e le visioni avute dallo scrittore sotto l’effetto della mescalina. Alcuni lettori hanno inteso questi due libri come un incoraggiamento a sperimentare liberamente le droghe, ma Huxley aveva messo in guardia dal pericolo di questi esperimenti in un’appendice che scrisse ai Devils of Loudun nel 1952 e in cui avvertiva che nemmeno un controllo medico costante garantiva dai pericoli impliciti nell’assunzione di queste sostanze.  

Desidero sottolineare il fatto che Aldous Huxley è arrivato alla sperimentazione di sostanze psichedeliche seguendo una grande coerenza e una logica ferrea: egli, nelle sue opere, afferma più volte che qualsiasi cosa a disposizione dell’uomo non è né buona né cattiva, di per sé. E’ l’uso che se ne fa che determina il giudizio su tutto ciò che può essere strumento di evoluzione oppure di distruzione. Così anche le droghe: se utilizzate al fine di ottenere un progresso spirituale, non devono essere considerate del tutto negative. Questa sua affermazione deve essere interpretata nel giusto senso: Huxley non incita all’utilizzo di droghe per puro piacere personale, ma per ottenere un progresso spirituale interiore superando i preconcetti e i pregiudizi che vincolano l’uomo.  

 
CAPITOLO I 
INDICE
LE OPERE GIOVANILI DI HUXLEY 

I Romanzi e i racconti  
E’ complesso analizzare lo sviluppo della visione politica e sociale di un autore come Aldous Huxley, in quanto la sua evoluzione racchiude e unifica fortemente un gran numero di aspetti. E’ difficoltoso estrapolare da uno sviluppo di idee omogeneo quale il suo, soltanto l’aspetto politico - sociale, e scinderlo da quello mistico e religioso, ad esempio, che in Huxley ha enorme portata. Huxley é un autore che ha modificato relativamente poco, nel tempo, le sue idee in campo politico e sociale, ma che ha sviluppato incredibilmente quelle spirituali e religiose. Le opere che prenderemo particolarmente in considerazione in questo capitolo sono quelle che vanno dal 1921 al 1932, e cioé: Crome Yellow, Antic Hay, Along the Road, Those Barren Leaves, Proper Studies.  

Huxley contempla disincantato il mondo inglese degli anni ‘20 mettendo a nudo le fragili impalcature che lo sorreggono. In questi romanzi giovanili sono presenti il tema della critica alla società vittoriana; il tema delle delusioni provocate dalla Prima Guerra Mondiale; é presente un elogio del misticismo e un’elegante e acre satira della società intellettuale inglese, di cui risalta l’incomunicabilità che separa i suoi componenti. Viene soprattutto rappresentato satiricamente il potere, sotto le sue varie forme e con le sue conseguenze più disparate.   

Il filo conduttore di questi romanzi resta la critica ironica ad una società che l’autore, moderno e illuminato nelle sue vedute, mostra di subire. Egli, infatti, si trova inserito in un contesto ipocrita, costellato di falsi intellettuali che invece di comunicare tra loro e utilizzare le capacità della mente per fare qualcosa di utile, si isolano crogiolandosi nello “status”, ottenuto in qualche modo, di “intellettuali” o di “scrittori” o di “pensatori”. L’ironia dirompente che Huxley utilizza per mettere in ridicolo queste figure, dà luogo a scene divertenti in cui i poveri personaggi, molti dei quali sono ispirati a veri conoscenti dell’autore, vengono messi in ridicolo. La figura del giornalista (che si reputa un grande scrittore) che scrive in trance senza essere consapevole di quello che sta scrivendo, e che al risveglio rilegge ammirato ciò che trova scritto sui fogli, é un capolavoro di ironia pungente che mette in luce l’inconsistenza intellettuale della categoria e la superficialità con cui una società omaggia delle nullità intellettuali. In linea di massima, l'autore pensa che essere un cattivo giornalista sia peggio che essere un cattivo letterato, ma sia molto più facile. Il cattivo giornalista, infatti, non si deve preoccupare di procurarsi un'audience, perché i giornali vengono letti da tutti senza vagliare attentamente la fonte degli articoli; quindi avrà sempre qualcuno cui poter inviare i suoi messaggi distorti.   

Un cattivo letterato, invece, ha una critica e dei lettori con cui confrontarsi. Non riesce, dunque, a fare gli stessi danni di un giornalista in cattiva fede: é meno pericoloso.  

Nella residenza di campagna teatro degli avvenimenti di Crome Yellow trovano posto anche un parroco convinto del prossimo avvento della fine del mondo e che non fa altro che sermoni su questo imminente disastro, uno pseudo intellettuale che si riempe la bocca di aforismi idioti, e tre sorelle (le figlie della padrona di casa) che non mangiano, a tavola, perché “é così poco spirituale...!”. Un gruppo di persone che quando si ritrovano insieme in salotto, dialogano seguendo ciascuno il filo dei propri pensieri, senza ascoltare assolutamente gli altri interlocutori. La figura del contadino della tenuta é significativa: dice agli ospiti, facendo loro visitare la fattoria, cose assolutamente banali, che in mezzo ai discorsi vuoti e stupidi di questi personaggi, diventano (paradosso nel paradosso) veri, reali e saggi. Poco dopo aver scritto questo romanzo, Huxley si trasferisce in Italia dove vivrà parecchi anni, viaggiando e approfondendo la cultura locale. Il mondo inglese era troppo statico per uno spirito dinamico come il suo: era troppo serrato in sé stesso, troppo chiuso alle novità e troppo impegnato a compatirsi nella stagnazione in cui era finito dopo la disillusione che seguì la fine della prima guerra mondiale. Con essa l’Inghilterra prese coscienza che ormai aveva di fatto perduto quella supremazia marittima e quella “perfezione” culturale consentitale dal non aver mai subito invasioni. Era finita l’era della cultura inglese vincente, e una nazione “impura” come gli Stati Uniti, frutto del miscuglio di innumerevoli razze ed etnie e delle loro culture, si accingeva a sostituire l’Inghilterra ai vertici della politica e della cultura mondiali. Una parte importante del romanzo é quella in cui il giovane poeta Denis e il signor Scogan, noiosissimo oratore, dissertano sulla natura degli uomini. Il dialogo che segue é un’analisi di quella che Huxley stesso chiama “l’umana imbecillità che spinge gli uomini a seguire guide e filosofi pazzi anziché ragionevoli e razionali”. La filosofia, al contrario, si rivolge solo a ciò che “é superficiale e superfluo: la ragione” dichiara ironicamente il signor Scogan, e prosegue con la descrizione del progetto di “Governo Razionale” che lui ha ideato e che dovrebbe essere fondato dagli “uomini intelligenti” uniti contro l’imbecillità e i pazzi che “ci governano”. “Nel Governo Razionale gli esseri umani saranno divisi in specie distinte, non secondo il colore dei loro occhi e la forma del loro cranio, ma secondo le qualità del loro spirito e del loro temperamento. Esperti psicologi, dotati di una penetrazione che oggi sarebbe considerata sovrumana, esamineranno ogni bambino all’atto della nascita e gli assegneranno la specie cui dovrà appartenere. Debitamente munito di un’etichetta e d’un foglio di riconoscimento, il bimbo riceverà l’educazione propria agli individui della sua specie, e, una volta che sia diventato adulto, gli verranno affidate le funzioni cui saranno adibiti gli uomini della sua varietà.”  

Come si può ben vedere, la società descritta in Brave New World era già nella mente di Huxley ben undici anni prima, e ciò dimostra anche quanta gestazione abbia avuto quel racconto. Le tre categorie in cui il signor Scogan divide gli esseri umani rispondono, più o meno, a quelle del romanzo del 1932: “la classificazione sarà sottile e complicata, ma i profeti non debbono entrare nei particolari; questo non li riguarda”. Ci saranno le Intelligenze Dirigenti, gli Uomini di Fede e il Gregge. Gli Uomini di Fede saranno lo strumento inconsapevole che dirigerà la massa, sempre seguendo le indicazioni delle Intelligenze Dirigenti. Queste riusciranno a far apparire ogni indicazione data nell’interesse degli Uomini di Fede, che non potranno far altro che obbedire.  

“Nell’educazione del Gregge verrà insegnato che non può esservi felicità se non nel lavoro e nell’obbedienza. Si farà credere loro che sono felici, che sono creature di un’enorme importanza, e che tutto quello ch’essi fanno é nobile e significativo”. Il signor Scogan invidia la sorte degli uomini comuni, che lavorando otto ore al giorno, obbedendo ai loro superiori, convinti della propria grandezza, della propria importanza e della propria immortalità, saranno meravigliosamente felici. Al che Denis chiede in quale categoria lui, come poeta, dovrebbe rientrare, e Scogan gli risponde significativamente che non essendo portato per i lavori manuali, non avendo le caratteristiche per rientrare negli Uomini di Fede, non essendo sufficientemente spietato per sopravvivere con le Intelligenze Dirigenti, dovrebbe essere soppresso “senza dolore”. In una società del genere, dove nulla é lasciato al caso e all'improvvisazione, non c'é spazio per la fantasia e per l'attenzione alle particolarità dell'uomo propria dei poeti e dei letterati, non c'é spazio per niente che non sia voluto e organizzato dal potere costituito. Anche in Island troveremo questo tema, più approfondito, però. Huxley, infatti, ne parla considerando la necessità per Pala, quest'isola immaginaria ricalca l'isola di "Utopia" di Thomas More, di "adottare" una cultura di riferimento come quella inglese, per potersi rifare a modelli culturali e letterari validi, sicuri, di alto livello. Mentre a Pala viene importato anche il bisogno di avere poeti e letterati, il Governo Razionale qua delineato, come quello di Brave New World, invece li sopprime, perché testimoni di una cultura di libertà e di sensazioni individuali, troppo pericolose per un regime di quel tipo.  

Rispetto alle opere del periodo 1937 - 1963 in quelle giovanili mancano quasi del tutto i riferimenti spirituali e alla religione (che non siano ironici o di critica). Tutto il pensiero politico é già maturo e viene descritto approfonditamente in opere dedicate a questo tema come Ends and Means e Brave New World Revisited, che analizzeremo nel prossimo capitolo. Variazioni particolari non avvengono, anche se i fattori di novità consistono nel far sposare queste concezioni con il nuovo sentimento spirituale che, quello sì, subisce variazioni e sviluppi notevoli nell’arco del tempo. Tra i romanzi giovanili, sarà poi in Antic Hay (1923) che si parlerà diffusamente del pericolo rappresentato da radio, cinema e giornali e dalla propaganda che rendono schiavi gli uomini “comuni”, quelli, cioé, disattenti alla realtà che li circonda. In questo romanzo l’ironia sulla società vittoriana e sull’educazione é veramente. Il personaggio principale, Teodoro Gumbrill, decide di lasciare il suo lavoro di insegnante in un college e di cercare di diventare ricco vendendo pantaloni dotati di un cuscino pneumatico da porre sotto le natiche per potersi accomodare senza soffrire sulle dure panche di legno delle chiese. In apertura di romanzo, infatti, viene descritta quasi come fosse una tortura la noiosa funzione religiosa che il rettore officia quotidianamente nella cappella del college, impartendo sofferenza a tutti i fondoschiena di allievi e professori! Perché mai, sembra che Huxley si chieda, la cultura deve passare attraverso questi patimenti inutili, che altro non fanno che far soffrire nel corpo e nello spirito gli uomini? Sono queste mostruose reminescenze medievali (punizioni corporali comprese) che rendono le scuole inadeguate ai tempi moderni: che si aspetta a cambiare? La difficoltà della società inglese a cambiare, rispetto a quella americana, ha sicuramente costituito un grosso stimolo per l’autore a restare negli Stati Uniti anche dopo il termine delle cure del prof. Bates. In Antic Hay appare per la prima volta un’analisi approfondita del funzionamento della pubblicità, importante anticipazione delle argomentazioni che Vance Packard farà sue nel celeberrimo Hidden Persuaders del 1958 e delle analisi che seguiranno nelle opere di Huxley. Il sarto impegnato nella realizzazione dei pantaloni pneumatici e il professore, infatti, parlando della pubblicità necessaria alla commercializzazione del prodotto, sono concordi nel dire che “bisogna fare dei pantaloni pneumatici Gumbrill la cosa socialmente corretta, oltre che comoda”. “Dobbiamo mettere a disagio chi non porta i calzoni Gumbrill”, concorda il sarto.  

Questo é il succo di tutto il lavoro che Huxley maturerà completamente nel 1957 in Brave New World Revisited , ne rappresenta il messaggio più incisivo: la pubblicità lavora facendo leva sulle debolezze delle persone, e cioé sulla paura di non essere accettati, di essere diversi dalla maggioranza e considerati strani. Huxley davanti alla socialità, intesa come uniformità, pone l’individualità, e il diritto/dovere alla tutela di quest’ultima. Questo suo fondamentale messaggio non cambierà mai nel corso dell’evoluzione del suo pensiero e nelle opere che seguiranno. Anche i grandi temi della solitudine, dell’incomunicabilità, della follia di un mondo che non tutela i più deboli, della guerra, della critica alla religione e all’educazione sono tutti già presenti in queste opere.  

Huxley non perde mai di vista l’obiettivo del miglioramento della società e delle condizioni dell’uomo, ma cambia visione del modo di raggiungerlo. All’inizio del suo percorso, attraverso l’uso della critica spietata e dell’ironia, smonta e analizza pezzo per pezzo la struttura della società inglese e di quella umana in generale. Il risultato è il suo primo capolavoro: Brave New World (1932). InEnds and Means (1937) si augura che basti una “conversione” spirituale all’idea che l’uomo ha bisogno dell’uomo e che sia sufficiente agire attraverso la carità, per far funzionare le riforme necessarie e riportare il mondo alla pace e alla giustizia. Attraversa un periodo in cui compie delle nuove esperienze, spiritualmente parlando, e che sfocia nell’importante Brave New World Revisited e in Island, in cui vengono coniugate le sue esperienze con le droghe, i suoi nuovi interessi spirituali e le sue idee politico sociali. Il risultato finale di questa evoluzione è l’idea che per operare un’azione di miglioramento politico nella società umana, il punto di partenza deve essere il rapporto Uomo - religione. Una volta risolti i problemi che tuttora sono impliciti in questa relazione, diventa automatico un progresso in ogni ambito umano, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello educativo.  

La data in cui Huxley scrive Brave New World é significativa. Siamo nel 1932, il fascismo é ormai affermato in Italia, il nazismo in Germania e il nuovo regime russo é stabilizzato: sono nate le grandi dittature che lasceranno un segno indelebile sull’uomo moderno. L’affermazione di questi regimi dà adito a interrogativi e apre questioni di carattere politico, ma anche sociale, teorico, filosofico. Lo sviluppo tecnico ha messo nelle mani dei dittatori strumenti di comunicazione potentissimi quali la radio e i quotidiani, la cui diffusione consente di far sentire la propria voce ovunque. La tecnica avanza con una velocità che sembrava inimmaginabile fino a poco tempo prima, le auto cominciano a circolare, la catena di montaggio fa il suo ingresso sulla scena industriale, l’alfabetizzazione aumenta notevolmente eppure Huxley non riesce ad essere ottimista: perché? Perché sono regimi che si sono appropriati del potere utilizzando congiuntamente la violenza e la comunicazione propagandistica. Questa non rappresentava certo una novità, ma aggiornata e adeguata ai tempi moderni, dimostrava una potenza e una capacità di persuasione temibile. Huxley é uno dei primi letterati contemporanei che compie un’analisi approfondita e fredda dello scenario che si presenta agli occhi dell’uomo comune, quello che non è attento alla realtà in cui vive, e di quello che si presenta, invece, agli occhi ironici e acuti di chi guarda un po’ più avanti. Facendo uso dell’immaginazione e dell’ironia, importantissimo strumento di analisi in possesso dell’uomo intelligente, e calcolando, sulla base di certi dati e di un certo tasso di sviluppo della tecnica, i risultati del cammino intrapreso dall’umanità, Huxley ci presenta il Mondo Nuovo, cioé quello che sarebbe diventata la Terra entro seicento anni. Tanto egli proiettava nel futuro il Mondo Nuovo. In Brave New World Revisited Huxley ci dice, con stupore e sgomento, che “nel 1931, quando scrivevo Brave New World , ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio. La società totalmente organizzata, il sistema scientifico delle caste, l’abolizione del libero arbitrio mediante il condizionamento metodico, la soggezione resa accettabile grazie alla felicità indotta chimicamente, a dosi regolari, l’ortodossia martellata in capo alla gente coi corsi notturni d’insegnamento ipnopedico: tutte cose a venire, certo, ma non nei tempi miei, e nemmeno nei tempi dei miei nipotini”. “...27 anni più tardi (...) io son molto meno ottimista di quel che non fossi quando scrivevo il Mondo Nuovo. Le mie profezie del 1931 si sono avverate assai più presto di quel che pensassi”. Quando Huxley scriveva, negli anni ‘30, il problema principale era quello del disordine, e le dittature furono, in parte, la risposta alla volontà d’ordine che regnava. A 27 anni di distanza il problema principale era diventato quello dell’ordine eccessivo e dell’organizzazione totale. Le stesse tecniche, invenzioni, risorse che davano adito a illusioni di una vita migliore nel 1931 si erano trasformate in ”forze impersonali, da noi incontrollabili, (che) paiono spingerci tutti quanti nella direzione dell’incubo del Mondo Nuovo: una spinta impersonale che i rappresentanti delle organizzazioni politiche e commerciali consapevolmente accelerano. Esse hanno perfezionato nuove tecniche per manipolare, nell’interesse di una minoranza, i pensieri e i sentimenti delle masse”. L’autore non é schierato contro la tecnica e lo sviluppo in modo aprioristico, semplicemente ne mette in luce il doppio aspetto positivo e negativo. Il primo é il più ovvio, quello a cui si fermano tutti: presenta solo i vantaggi come il miglioramento della qualità della vita, la diminuzione del lavoro manuale, le possibilità di guadagno e di sviluppo ulteriori. Il secondo aspetto é quello che interessa Huxley, e cioé il fatto che qualsiasi tipo di tecnica, sia essa industriale sia essa di comunicazione, può anche essere utilizzata contro l’uomo stesso, a favore di una piccola elite. Ad esempio, dopo la prima guerra mondiale si assiste ad un notevole sviluppo di giornali e pubblicazioni, anche in relazione all’aumento dell’alfabetizzazione; poi viene inventata la radio e tutto ciò appare all’uomo dell’epoca esclusivamente positivo. Al contrario Huxley ipotizza già l’uso di questi mezzi in negativo, tesi cioé a raggiungere determinati fini utili esclusivamente a chi gestisce gli stessi mezzi. E non si tratta solo dei mezzi di comunicazione, esempio macroscopico di come si possa influenzare un’intera popolazione, ma anche dei progressi nel campo industriale, che possono essere utilizzati o meno, esclusivamente guardando all’interesse di chi detiene il potere. In Brave New World assistiamo al colloquio finale tra il Selvaggio e il Controllore Mustapha Mond in cui quest’ultimo dice: “L’ufficio invenzioni rigurgita di progetti per risparmiare la mano d’opera. Ce n’é migliaia. E perché non li mettiamo in esecuzione? Per il bene dei lavoratori; sarebbe pura crudeltà infligger loro un riposo eccessivo...del resto noi pensiamo alla nostra stabilità, non vogliamo cambiamenti...”. Si era, infatti, tentato sperimentalmente di diminuire l’orario lavorativo, ma l’unico risultato concreto era stato un aumento di disordini e di tumulti e un corrispettivo aumento del consumo di soma, la droga sintetica dai molteplici effetti che il Governo del Mondo Nuovo distribuisce ai sudditi con regolarità.  

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, quello tecnico, quello medico, non sono positivi in sé stessi, sostiene Huxley, possono esserlo solo se utilizzati bene. Possono essere estremamente negativi se utilizzati contro l’interesse dell’uomo. Il primo passo nella difesa della libertà è costituito dall’insegnamento nelle scuole del senso critico. Ma chi é che decide i programmi scolastici che dovrebbero comprendere anche “l’educazione contro la propaganda”? Il cerchio si chiude ed é difficile uscirne. La cosa fondamentale é essere aperti, liberi di spirito ed ironici, sembra sostenere Huxley, poiché non ci si può affidare ad altre persone quando é in gioco la propria libertà personale. Ci sarebbero degli antidoti contro la minaccia di schiavitù intellettuale che si sta profilando, ma dovrebbe distribuirli proprio l’entità che più ha interesse ad accrescere il proprio potere sugli uomini liberi: lo Stato. Allora non si può contare che su sé stessi e su quell’unica parte di cui nessuno può impossessarsi: la propria anima. In Island vedremo come, rinnegando ogni tipo di religione e di religiosità, di dogma politico e di credenza, si possa ricostruire il bagaglio spirituale e religioso personale. E’ il tema delle pubblicazioni di Krishnamurti, amico personale di Huxley e della moglie Laura, che gli é sempre stata vicina nella ricerca spirituale e nel cammino verso una maggiore consapevolezza.  

Tornando al 1931, anno di redazione di questa distopia, rileviamo che in Crome Yellow (1921) Huxley anticipa l’idea un Governo Razionale che ricalca in molte parti quello che sarà poi il Mondo Nuovo.  

Perché, allora, passano ben 10 anni tra questa anticipazione e Brave New World ? Si può solo supporre che in quest’intervallo l’avvento delle dittature e certi sviluppi tecnici colpirono Huxley e gli consentirono di maturare un’immagine chiara e concreta di quello che sarebbe potuto accadere. A partire dalla riconversione industriale che seguì la prima guerra mondiale fino allo scoppio della seconda, si assistette ad un’accelerazione notevole dello sviluppo tecnologico, e questo fattore probabilmente colpì non poco l’autore. Inoltre per la prima volta nell’Europa moderna si assisteva all’ascesa di dittatori che grazie a mezzi di comunicazione come i giornali, al cambiamento dei programmi scolastici, all’eliminazione di avversari politici, alla censura e a innumerevoli altri subdoli o violenti mezzi, rafforzavano il proprio potere e limitavano la libertà delle persone col loro stesso appoggio!  

Questo aspetto paradossale ma reale é quello che Huxley mette bene in luce nel suo romanzo, cioé che a sostenere un governo oppressivo e non liberale è lo stesso popolo soggetto ai suoi controlli soffocanti. Per essere coscienti della propria libertà politica occorre essere innanzitutto coscienti di sé stessi. Da ciò si arriverà spontaneamente alla consapevolezza di quello che ci circonda.   

In Brave New World l’autore non fornisce alcuna soluzione ai problemi che mette in risalto, presenta solo in maniera verosimile quello che sarebbe potuto essere uno scenario futuro della vita umana. Le soluzioni ad una situazione complessa come quella evidenziata non sono né le riforme né l’educazione, poiché coprono un ambito troppo limitato. Occorre un cambiamento di mentalità e di etica profondo e deciso, che possa supportare riforme e cambiamenti pratici di leggi e regolamenti. Questo complesso progetto di riforme viene dettagliatamente spiegato in Ends and Means, un saggio del 1937, e successivamente corretto in qualche parte in Brave New World Revisited del 1958. Il risultato dell’applicazione di tutte le riforme che Huxley immagina é descritto in Island, che rappresenta anche, a mio parere, la sua opera più complessa. Nell’epigrafe che Huxley presenta in apertura di Brave New World, Nicola Berdjaev sintetizza la preoccupazione dell’autore: “Le utopie appaiono oggi assai più realizzabili di quanto non si credesse un tempo. E noi ci troviamo attualmente davanti ad una questione ben più angosciosa: come evitare la loro realizzazione definitiva?”.  

Bisogna evitare in tutti i modi che l’uomo, credendo in buona fede di avanzare verso un progresso positivo, crei con le proprie mani un potere forte e intoccabile perché impalpabile e insito inconsapevolmente dentro di noi. Se attraverso l’educazione e la propaganda il potere costituito riesce a far accettare per vero e a non mettere in discussione qualche elemento costitutivo dei suoi poteri accentrati, sarà inutile qualsiasi tipo di lotta. Dopo 30 anni di evoluzione, tanto intercorre dalla redazione del Brave New World a quella di Island, finalmente Huxley riesce a trovare una risposta soddisfacente a questo problema, spostando il punto di partenza del cambiamento, dalla politica e dalle riforme al cambiamento interiore; buttandosi sulla spiritualità, ma restando lontano dalla religione. Anche, e soprattutto questa, infatti, giocando sul ruolo di consolatrice dell’animo umano, può facilmente diventare uno strumento del potere politico. Io ritengo che sia necessario analizzare approfonditamente Island e cercare al suo interno quelle che l’autore indica come soluzioni ai pericoli e ai problemi che affliggono il nostro mondo “capitalista, commerciale, guerrafondaio e impietoso”. Come in Hermann Hesse anche in Aldous Huxley c’è la consapevolezza dell’ambiguità e dell’incertezza di cui è prigioniero l’uomo: attratto dai piaceri fisici ed estetici legati alla sua esistenza terrena e da quelli spirituali. Huxley tenta di trovare una soluzione a questo dilemma e a far coesistere entrambi gli aspetti nelle persone, superando le differenze che per Hesse erano incolmabili, avendo lui supposto la percorrenza o del cammino spirituale (Narciso) o, in alternativa, di quello fisico, pratico, corporeo ed estetico (Boccadoro). Alla fine i due amici si rincontrano e ci si accorge che nessuno dei due ha commesso un errore, semplicemente ognuno ha seguito la sua strada, rispettando quella dell’altro. E mentre nel Siddharta Hesse ipotizzava di cominciare a prendere coscienza del proprio corpo e della realtà per approdare alla consapevolezza spirituale in un secondo tempo, Huxley guarda alla continua convivenza dei due aspetti nella quotidianità.  

L’autore ci fa riflettere sul fatto chel’uomo ha nell’ironia uno strumento essenziale per mantenere il proprio senso critico al di fuori dai condizionamenti. In quella che sarà la sua ultima opera, l’ironia quasi scompare, come se l’autore avesse avuto fretta di scrivere quanto più poteva prima di morire per indirizzare l’uomo con precisione verso la salvezza spirituale. Non c’era più tempo per scherzare, Huxley probabilmente sentiva la morte che si avvicinava (sarebbe morto dopo un anno) e si era imposto di descrivere dettagliatamente la strada che lui e sua moglie avevano individuato e che consideravano una valida opportunità per operare un cambiamento profondo sulla realtà quotidiana del vivere.  

Brave New World é ambientato in un immaginario Stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, qui simboleggiato dal culto di Ford. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra né dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinché si mantenga questo equilibrio, però, gli abitanti vengono concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici. Durante l'infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociali prestabiliti secondo il livello di nascita.  

L'equilibrio si spezza quando John, un giovane cresciuto in una società più primitiva, entra in contatto con questa società "perfetta". La sua ribellione contro la massificazione però é destinata a fallire.  

Nel Mondo Nuovo il Selvaggio John, proveniente dal mondo altro di una riserva indiana, utilizza come strumento di comunicazione ampi frammenti delle opere di Shakespeare che, riesumate dalla tomba in cui il regime le ha confinate, finiscono per porsi come una vera e propria lingua straniera, che mette in luce le differenze fondamentali tra il mondo "vecchio" e quello di Ford. A causa dell'isolamento fisico dal Mondo Nuovo e di quello sociale tra gli Indios, ostracizzato perché figlio di Linda, una donna ex Beta che si era persa nella riserva durante una gita, il Selvaggio cresce facendo coesistere dentro di sé due linguaggi: quello “pneumatico” (così Huxley definisce tutto ciò che riguarda questa civiltà artificiale) della madre, e quello tradizionale degli indiani. Si tratta quindi di un personaggio diviso tra due mondi, ma non inserito in nessuno dei due: rifiutato da quello indio per la sua diversità; ignaro della realtà del mondo pneumatico, per l'impossibilità di uscire dalla riserva. Questa viene mantenuta dal Mondo Nuovo come luogo nel quale cercare di tanto in tanto una conferma delle scelte politiche operate ed una riconferma della bontà degli effetti delle varie politiche sociali e genetiche e della propria bellezza estetica artificiale.  

E' evidente che Huxley istituisce una sorta di processo a carico di una tecnologia senz'anima e mette in guardia l'uomo del XX° secolo dalle perversioni che possono nascere da una cieca fede nel "dio progresso".  

John trova nelle opere di Shakespeare, che egli divora e manda a memoria, lo strumento per la messa a punto di un linguaggio privato che sottolinea la sua diversità e la sua superiorità, ma egli si trova nell'impossibilità di poter comunicare per la mancanza di interlocutori che possano comprendere. Nella prefazione di Huxley all'edizione di Brave New World Revisited del 1958, l'autore si rammarica di aver offerto a John due sole, estreme alternative: "un'insana vita in Utopia, o la vita primitiva in un villaggio indiano". Ma é proprio da questa trappola senza uscita del Selvaggio che nasce il pathos del racconto e che ci si può rendere conto appieno della follia del Mondo Nuovo descritto dall'autore. Nei dialoghi tra John, uscito dalla riserva e catapultato nel mondo di Ford, e il Governatore Mondiale, assistiamo a quello che a mio parere é l'aspetto più inquietante della realtà del mondo di Ford: Mustapha Mond sovrasta il Selvaggio per quanto riguarda la conoscenza dei classici ( e nonostante il fatto che i libri fossero vietati e che nessuno li potesse trovare) , dimostrando che la cosa dalla quale l'uomo deve guardarsi é la stessa intelligenza umana scatenata contro l'umanità. Fondamentale a questo proposito, é il dialogo finale tra il Selvaggio e il Governatore Mondiale in cui quest’ultimo, davanti allo smascheramento da parte di John della filosofia folle che sta alla base del Mondo Nuovo, argomenta in modo impeccabile e con perfetta logica la bontà del sistema e la scelta dolorosa ma necessaria tra libertà e felicità, la necessità di ridurre il gruppo a branco indifferenziato e il fondarsi sull'ossessione capitalistica e sul nirvana chimico, il tutto basandosi, cambiandoli deliberatamente, sui messaggi di libertà, individualismo e amore dei testi di Shakespeare.  

Dai dialoghi tra i personaggi e il Selvaggio, emerge chiaramente che al mondo di passioni individuali racchiuso nelle opere di Shakespeare, il Mondo Nuovo non é in grado di opporre nulla. L'inconsistenza dei discorsi di queste "anime pneumatiche" e la loro assoluta mancanza di idee e di volontà personale trovano le loro certezze in due cose, fondamentalmente: nel soma (la droga che fa passare ogni forma di malessere fisico e mentale) e negli slogan che si ripetono senza sosta, mezzo per celebrare l'idiozia del popolo. Gli slogan ripetuti sovente nel testo sono il corrispondente dei condizionamenti prenatali subiti in vitro ed il risultato di un martellamento pubblicitario assurto a pratica pedagogica per eccellenza. Huxley intende far risaltare quel processo di massificazione dell'uomo accettato dai più quale prezzo da pagare per una società prospera e sicura. Il carattere del Mondo Nuovo come distopia anche linguistica, come nota Stefano Manferlotti, é ulteriormente ribadito dalla povertà creativa che segna i tentativi poetici di Helmholtz Watson, unico possibile omologo moderno del Selvaggio. La sua poesia sulla solitudine, che egli recita pieno di speranza a John, é infatti un repertorio di luoghi retorici desueti dove il vuoto delle forme é letteralmente riempito dai seni e dai deretani di improbabili Ninfe:  

...assenza, dico, di Susanna  

l'assenza di Egeria  

delle loro braccia e rispettivi seni,  

labbra e, ah, deretani...   

E' facile per John opporre i versi di Shakespeare e lasciare senza fiato il povero Helmholtz, ma quando la citazione arriva a nominare padri, madri e morte (parole vietate nel mondo di Ford), questi non riesce a trattenersi e scoppia in una fragorosa risata che simboleggia la sconfitta del vecchio mondo e, soprattutto, della letteratura. Nella terra degli Alfa e dei Beta, la distruzione pianificata della libera emotività (di quella individuale, almeno, essendo quella collettiva gestita dall'alto), degli oggetti concreti che possano attrarre la speculazione poetica e dei segni linguistici che possano darle forma, fa terra bruciata attorno al potenziale poeta. Il Selvaggio, alla fine, comprende che la resistenza é vana e preferisce isolarsi e tentare di ritornare al mondo della riserva ricostruendolo in un faro abbandonato, dove alla fine, frustrato dalla continua presenza di curiosi e di giornalisti, si impiccherà. Ormai non parlava più per citazioni shakespiriane ma con il suo dialetto indio sconosciuto a tutti, a simbolo della incolmabile cesura tra mondo nuovo e vecchio. Brave New World é l’opera forse più famosa e più letta nel mondo di Aldous Huxley. E’ una distopia acuta, che vuole dare un’immagine di come sarebbe diventato il mondo dopo 600 anni di evoluzione sulla strada imboccata dopo la seconda rivoluzione indutriale. Se da un lato é sicuramente positivo che questo importante libro sia conosciuto e diffuso, resta il rammarico che Island, il romanzo che é costato più fatica all’autore, e che rappresenta il punto di arrivo del suo cammino filosofico, spirituale e politico, non sia conosciuto come Brave New World. Questo romanzo assume ancora più rilevanza se posto in relazione ad Island perché evidenzia la complessa evoluzione interiore di Huxley attraverso momenti di scoraggiamento per la sorte dell’umana natura portata inevitabilmente all’autodistruzione, momenti di ottimismo dati dall’introduzione dell’importante tema spirituale, momenti di entusiasmo in cui espone ipotesi di riforma sociale razionali e promettenti. Il riferimento costante alle droghe, che verrà affrontato nel cap. III, ha dato adito a numerosi fraintendimenti e ha consentito alla critica di isolare l’autore e di evitare così il confronto con temi scottanti quali la critica all’educazione, alla politica sociale e alla religione che soprattutto negli Stati Uniti, a parere di Huxley, andavano contro il reale benessere politico, sociale e spirituale dell’uomo. Parlo di “isolamento” subito dall’autore anche supportato dal fatto che secondo la biografia di Sybille Bedford, non gli fu mai possibile prendere la cittadinanza americana proprio a causa della forza della sua critica sociale ai danni degli Stati Uniti, che lui riteneva specchio di quello che sarebbe diventata l’Europa con un ritardo di dieci anni. Non si dimentichi che era periodo di Maccartismo e di regime ultra conservatore anche in America. L’amicizia, poi, con intellettuali dirompenti e contestatori come Thimothy Leary, sicuramente non era ben vista. Ironia nell’ironia, critica nella critica, anche il fatto che Mustapha Mond sia vincente nella sua difesa del Mondo Nuovo rispetto all’opposizione del Selvaggio costituisce una critica alla razionalità cieca applicata ad un campo vasto come quello della vita umana. E’ folle, ma al tempo stesso logico, che la razionalità estrema sia in grado di giustificare la schiavitù mentale dei cittadini, in nome della pace e della felicità. Dopo Brave New World Huxley comincia a produrre opere in cui la spiritualità e la religione cominciano a prendere più importanza, a dimostrazione del fatto che ritiene importante bilanciare quelle che sono le esigenze fisiche e pratiche dell’uomo con quelle spirituali. In Island l’autore difenderà la possibilità per l’uomo di continuare ad essere completamente libero e, al tempo stesso, di non generare un’anarchia. Si aprirà però un nuovo problema: in una società in cui la libertà é sacra ed è tutelata fortemente, anche la libertà di essere incoerenti e di lottare contro il sistema viene difesa, provocando così non pochi problemi. E' convinzione di Huxley che tutto lo sviluppo occidentale moderno abbia arrecato un continuo peggioramento delle condizioni sociali e politiche e che questo sia stato provocato da una cieca fiducia negli esiti invariabilmente positivi del "dio" progresso. L’autore indica le colpe di questo andamento in modo assolutamente imparziale. Progressisti e conservatori, radicali e reazionari, socialisti e capitalisti: tutti hanno contribuito al disastro in maniera pressoché uguale. Indicativo, a questo proposito, il fatto che Huxley dia ai suoi personaggi nomi che simboleggiano le figure che più lo disturbano. Insieme costituiscono un'accusa globale al pensiero e ai risultati del mondo occidentale a partire dall'illuminismo.  

La sinistra si prende una reprimenda nel nome dei personaggi di PollyTrotsky, Sarojini Engels, Herbert Bakunin, Lenina Crowne e Bernardo Marx. Per Huxley, infatti, "socialismo e marxismo, ultime varianti del razionalismo scientifico", si distinguevano da altre tendenze solo per maggiore arroganza e fanatismo, un giudizio che la rivoluzione russa e il nuovo Stato sovietico non avevano fatto nulla per smentire. Naturalmente anche i dittatori di destra e i grandi capitalisti vengono presi di mira, ad esempio in Benito Hoover e Morgana Rotschild. La tecnologia riceve la sua parte di critica in Johanna Diesel e Clara Deterding , e la scienza riceve la sua in Darwin Bonaparte, Bernard Marx e Helmholtz Watson. Watson, tra l'altro, richiama il fondatore del comportamentismo in psicologia e, come tale, influenza chiave nella nuova società. Benito Hoover alza il tiro verso l'incubo ad aria condizionata: quel rendere la vita sempre più agevole, spensierata e fisicamente confortevole attraverso l'incessante ricerca di sistemi per il risparmio di manodopera. E' in Island che Huxley esprime chiaramente quale dovrebbe essere la ripartizione del lavoro per gli uomini: tutti, classi dirigenti comprese, dovrebbero fare anche del lavoro manuale, e dovrebbero variarlo regolarmente per non essere insoddisfatti. Questo provoca sì una diminuzione dell'abilità manuale di ogni lavoratore, ma impedisce che si possa essere resi schiavi dal lavoro. Un ruolo particolare é riservato a Mustapha Mond. Il suo nome non gioca solo sul fatto che é uno dei dieci Controllori del Mondo Nuovo, ma allude indirettamente al nazionalismo rappresentato da Atarturk e, cosa ancor più significativa, si riferisce ad Alfred Mond (poi Lord Melchett), fondatore e presidente dinamico del gruppo chimico ICI. Mond rappresenta i nuovi giganteschi conglomerati che iniziavano a dominare il mondo dell'industria; scelta particolarmente felice non solo in quanto Mond faceva parte della nuova stirpe di industriali scienziati, ma perché sia la destra che la sinistra salutavano con entusiasmo questi conglomerati come l'ultima e più avanzata forma organizzativa del mondo moderno: la destra perché costituivano un passo verso la "razionalizzazione" e la sinistra perché erano a metà strada verso la nazionalizzazione. In Brave New World il posto d'onore, comunque, tocca a Ford, ossia Henry Ford, "questo missionario asceta e santo" innalzato a venerata divinità della società futura.  

Huxley sottolinea due aspetti: isola il fordismo come ideologia e pratica centrale che ingloba tutte le tendenze più disumane della società scientifico industriale ed evidenzia che é l'America, in qualità di genitrice nonché di più sistematica praticante del fordismo , che finora si é maggiormente inoltrata sulla via della dannazione.  

"Il fordismo, o filosofia dell'industrialismo, (...) richiede il sacrificio della parte animale dell'uomo (ma anche dell'uomo spirituale e pensante) (...) alla macchina. Nelle fabbriche odierne, e specialmente in quell'enorme fabbrica moderna che é il mondo industrializzato, non c'é posto né per l'animale, da una parte, né per l'artista o il mistico, insomma, per l'individuo, dall'altra. Di tutte le religioni ascetiche il fordismo é quello che richiede le più crudeli mutilazioni della psiche umana ed é più svantaggioso nei termini della ricompensa spirituale. Se praticato rigorosamente, tra qualche generazione questa tremenda religione della macchina finirà col distruggere la razza umana". Il fordismo era nato negli Stati Uniti quando Henry Ford riorganizzò la produzione della celebre automobile "modello T", che aveva avuto un enorme successo commerciale, inventando la catena di montaggio, un nastro continuo su cui passavano i pezzi e gli operai, restando fermi alla loro postazione, potevano assemblarli. Questo nastro continuo, in quanto emblema della civiltà occidentale, era stato il bersaglio di Charlie Chaplin nella satira del film Tempi Moderni e probabilmente l'inizio di Brave New World non é una pura coincidenza. Il direttore dell'Incubatrice e del Centro di Condizionamento mostra l'impianto ad un gruppo di studenti, consentendo al lettore di entrare subito nel vivo di questa società incredibile progettata dall'autore. "Su di un nastro in lento movimento una specie di rastrelliera carica di provette stava entrando in una grande cassa metallica (...)". Il romanzo si apre con la descrizione della produzione a catena non di beni, ma di esseri umani! Come dice il direttore, "é il principio della produzione di massa finalmente applicato alla biologia." In questa strana e terribile realtà la vita umana é prodotta artificialmente in provetta. Gli embrioni sono messi in provette, etichettati e passati alla stanza di predestinazione sociale, dove, secondo la richiesta sociale corrente, vengono trattati chimicamente e condizionati psicologicamente in modo da dar luogo ai futuri Alfa, Beta o a membri di caste inferiori. Dopo la nascita vengono inviati nelle stanze di condizionamento neo - pavloviano, dove il loro condizionamento biologico é messo a punto e completato con un ulteriore trattamento intensivo sociale e psicologico. L'intera operazione é condotta con la facilità e la precisione automatica della fabbrica moderna. Non era indispensabile, ovviamente, che Huxley andasse in America per vedere il fordismo in azione. Tuttavia la sua prima visita negli Stati Uniti nel 1926, per quanto breve, aveva lasciato in lui un'impressione indelebile: visitò Los Angeles, "la grande città della gioia dell'ovest", dove si rese conto che l'America non era la brutta copia della vecchia Europa ma, al contrario, rappresentava l'immagine del suo stesso futuro. In un articolo scritto per l'“Harper Magazine”, ad un anno dal suo rientro dagli Stati Uniti, Huxley notava: "Il futuro dell'America é il futuro del mondo. Le circostanze materiali spingono tutte le nazioni nella stessa direzione dell'America. (...) Nel bene e nel male, sembra che il mondo debba americanizzarsi. L'America non é unica, é semplicemente in testa nella strada intrapresa dalla gente di ogni nazione e di ogni continente; discutendo il futuro degli Stati Uniti, discutiamo il futuro dell'uomo civilizzato". L'attenzione su questo paese come emblema del futuro dell'uomo indicava anche che ogni profezia deve basarsi ampiamente sullo studio del presente: "il futuro é una proiezione del presente", e riguardo agli utopisti, Huxley afferma: "gli utopisti sono troppo presi dal futuro per occuparsi del presente".  

L’autore teme, da parte di chi gestisce il potere, l'abuso della promessa di un futuro migliore per far sopportare meglio il presente. In Brave New World la sua analisi é portata a dimostrare che la democrazia é una vera e propria frode, basata sulla premessa scientificamente infondata che gli uomini nascono uguali per intelligenza e abilità. "Questa convinzione, essenzialmente prodotto dell'illuminismo del diciottesimo secolo, aveva portato alla fede parimenti infondata nel potere dell'ambiente e dell'istruzione di "livellare" le diseguaglianze causate da una diversa provenienza sociale. L'ineguaglianza umana era un fatto naturale, il risultato di differenze ereditarie di intelligenza e capacità". E continua dicendo che "...non esiste alcun valido motivo per supporre che con uno scambio di istruzione i due bambini che divennero rispettivamente Shakespeare e lo scemo di Stratford avrebbero potuto scambiarsi quelli che sarebbero stati i loro futuri ruoli". Da queste argomentazioni emerge, secondo Kumar, la figura di un Huxley elitario, certamente più chiuso rispetto a quello di Island, in cui uno dei punti cardine era quello di consentire a tutti, ognuno attraverso il percorso a lui più adeguato, il raggiungimento della conoscenza spirituale. Ma la preoccupazione principale di questo periodo era ancora quella del potere e della sua gestione. Sempre nei Proper Studies Huxley sostiene che "oligarchi plutocrati aspirano a dominare, con la copertura delle istituzioni democratiche, impersonalmente e senza responsabilità". L'autore sembra (provocatoriamente?) non apprezzare il suffragio universale da poco introdotto in Inghilterra (1919), perché ai suoi occhi uomini e donne erano per lo più ignoranti di politica e non se ne interessavano affatto, se non nelle rare occasioni in cui interferiva direttamente con la loro vita quotidiana. Di conseguenza erano giunti al potere demagoghi e truffatori politici, dando un potere enorme a pubblicitari e a proprietari di giornali. Sempre nei Proper Studies Huxley dice che "il bambino che viene esposto ad un eccesso di insegnamento, sarà il padre del lettore di giornali, seguace della pubblicità, ingoiatore di propaganda e dominato dai demagoghi, cioé l'uomo grazie al quale la democrazia si trasforma in quella farsa che é". Per l'istruzione moderna, sottolinea Krishan Kumar, la necessità di produrre abilità socialmente utili e di instillare quelle qualità che vengono ritenute indispensabili al successo nel mondo moderno era diventata un'ossessione. Ma che tipo di uomo aveva creato? Un uomo passivo ed obbediente, aperto alle influenze dei propagandisti perché privo di spirito critico. Questa enfasi sul "buon cittadino", nel senso più limitato del termine, diede luogo a personalità ad una dimensione, incapaci di gestire tanto la propria vita individuale che quella sociale: "Quando gli uomini sono allevati con la finalità di farne cittadini e nient'altro, prima di tutto diventano uomini imperfetti e in secondo luogo saranno anche carenti come cittadini.(...) Abbiamo cercato di produrre buoni cittadini per gli Stati altamente organizzati e industrializzati e siamo solo riusciti a ricavarne una messe di specialisti, che sono dei pessimi cittadini proprio a causa dell'insoddisfazione per la completezza negata". Già nel 1927 Huxley ha le idee chiare su cosa deve dare un'educazione e sul pericolo di specializzare troppo gli studenti. L'America e il fordismo erano, secondo Huxley, alla base di questo processo che portava alla perversione della società e delle personalità moderne. Nonostante questo, non nega i benefici reali dell'idustrializzazione, non é un luddista. Semplicemente si trova impotente di fronte ad un cambiamento della società che non arreca nessun vantaggio all'uomo, nel senso che lo lancia nella mischia della vita costringendolo a mettersi in competizione con i suoi compagni: "la razionalizzazione ha portato alla sovrapproduzione che, a sua volta, richiede un consumismo di compensazione. Le necessità economiche diventano pertanto facilmente e rapidamente virtù morali e il primo dovere del consumatore moderno é consumare, non poco, come nell'era pre-industriale ma molto, e continuare a consumare sempre di più. L'ascetismo non ha più il diritto di cittadinanza, mentre l'eccessiva autogratificazione é diventata una virtù sociale".  

Huxley, ribadisco, non é conservatore, legato al passato e suo difensore a tutti i costi, ma di fronte a cambiamenti radicali di questa portata, che non seminano nell'animo dell'uomo nulla di costruttivo, non può non preoccuparsi. Egli é doppiamente spaventato, poiché questa massificazione, questo abbassamento del livello morale e questa standardizzazione dei gusti al livello minimo non sono limitati alle masse. Infatti questo processo compromette radicalmente la capacità e la possibilità della minoranza colta di perseguire le cose migliori della vita. Huxley vede nel progresso della civiltà industriale la legge dei profitti decrescenti; sempre in Music at Night sostiene che "esperienze che erano preziose quando erano appannaggio di pochi, automaticamente cessano di esserlo quando sono a disposizione di molti". "L'istruzione, una volta generalizzata, non solo si rivela deludente per chi é incapace di apprezzarne l'intrinseca ricompensa, ma diventa socialmente non remunerativa, poiché quello che hanno tutti perde valore o distinzione". La filosofia del fordismo, il principio della riproduzione meccanica, domina così chiaramente la società industriale che i suoi effetti sono visibili nell'arte, nella morale e nella politica, oltre che nel più ovvio ambito dell'economia.  

Huxley non é contrario al progresso, ripeto, ma alla natura della rinuncia che si é costretti a fare in cambio di questo. La perdita di valori importanti, che lui ritiene persi irrimediabilmente, lo colpisce e lo fa schierare in difesa dell'individuo e della sua unicità. L'arrivo della standardizzazione e della massificazione lo inquieta non poco; anche se vedremo che poi supererà questo momento buio gettandosi nella ricerca interiore, personale, unico campo in cui ognuno é solo con sé stesso, non sottoposto a nessun procedimento di standardizzazione e di massificazione e libero di procedere secondo le sue preferenze.  

Possiamo vedere in questo suo momento di crisi e di rabbia, la spinta che lo porterà ad approfondire i temi spirituali, fino a testare le droghe allucinogene, che amplificano, se così si può dire, l'esperienza personale interiore. Huxley aveva intravisto il danno prodotto dalle tecniche più avanzate e dalle menti più colte del mondo moderno, e, spaventato, divenne profeta intransigente e produsse in Brave New World quella che Isaiah Berlin ha chiamato "l'espressione moderna certamente più influente della delusione per un progresso puramente tecnologico".  

In ogni caso, la critica sociale contenuta nei suoi saggi deriva da fonti di tradizione conservatrice. Non si tratta della "tradizione Tory", ma di quel filone di critica culturale che "da Coleridge a F. R. Leavis, ha usato il passato, in qualche modo idealizzato, come punto di riferimento per giudicare il presente". E in questi saggi la voce e i modi di Huxley sono spesso quelli del più influente di questi critici, il suo prozio Matthew Arnold. La preoccupazione é la stessa: la preservazione del meglio dalla minaccia al gusto e, al livello culturale, l'insorgenza della civiltà della meccanizzazione di massa. Gli scritti giovanili di Huxley fino a Brave New World, lo mettono in luce come un sostenitore del governo di un'oligarchia illuminata, di una nuova aristocrazia dell'intelligenza.  

Per esempio in Crome Yellow, del 1921, questa proposta di governo affiora, sebbene scherzosamente. E' infatti, il signor Scogan a descrivere in toni provocatori la fondazione di uno "Stato Razionale".   

Il fatto che questa descrizione sia stata messa in bocca ad un grottesco razionalista ci dà la conferma che per l'autore si tratta solo di un’espressione ironica e non della volontà di perseguire un progetto del genere. "Lo Stato ideale é quello in cui esiste una democrazia materiale controllata da un'aristocrazia intellettuale, uno Stato in cui a uomini e a donne sia garantita un'esistenza decente e sia data a tutti la possibilità di sviluppare i propri talenti individuali, e dove i più dotati siano al potere." Pochi, a parere di Huxley, sono in grado di gestire sé stessi, e in ogni caso é un grave errore supporre che la maggioranza voglia farlo. Questa illusione dei democratici, tradotta in azione, porterebbe all'anarchia sociale. Nelle parole di Mustapha Mond, Huxley intona: "gli Stati funzionano senza troppe difficoltà, perché la maggior parte della popolazione non é molto intelligente, teme le responsabilità, e desidera che qualcun altro decida per lei. A condizione che i governanti non interferiscano con il suo benessere materiale e con le sue convinzioni più radicate, la gente é felicissima di essere governata".  

Alla luce di queste affermazioni, Krishan Kumar sostiene che "con questo credo “machiavellico”, Huxley ha esposto la filosofia fondamentale di Brave New World. Su questa base, avrebbe potuto presentarlo come utopia “neo - platonica” piuttosto che come anti - utopia". E' molto interessante però notare come l'utopia di Huxley si trasformi sotto i suoi stessi occhi in anti-utopia e come lo spinga a cambiare posizione. Infatti l'aristocrazia dell'intelletto diventa la norma per i Controllori del Mondo Nuovo, e l'autore sosterrà un tipo di utopia non più, per così dire, oligarchico, bensì anarchico in Island, proprio a dimostrazione del fatto che chiunque detenga il potere viene in qualche modo corrotto e se ne appropria in maniera esclusivistica ed egoista. Il modello di Island é stato definito da Huxley come "anarchico - confederativo" ed effettivamente é profondamente diverso da quello del romanzo del 1932. I motivi che secondo Kumar, spinsero Huxley a rivedere le sue “posizioni elitarie” non sono sicuri e sono soggetti a supposizioni. Passa dalla difesa di un’aristocrazia illuminata alla guida di una società ottusa, al monito che la stessa aristocrazia abbia in sé i germi della sua fine. Tra tutti i commentatori di Huxley esclusivamente Krishan Kumar non ignora questo aspetto dell'evoluzione dello scrittore, e si spinge a ipotizzare che un'esperienza vissuta in Italia lo abbia spinto a cambiare posizione. Kumar, infatti, spiega che durante l'affermazione del movimento fascista in Italia, Huxley, come molti altri intellettuali, inizialmente acclamò. Egli visse in Italia per gran parte degli anni '20 e così ebbe l'occasione di essere testimone diretto degli avvenimenti dell'epoca. Sembra che il suo mutamento d'opinione sia stato anche provocato da un episodio particolare: l'irruzione di quattro teppisti fascisti in casa sua. Di lì a poco, infatti, prese la decisione di lasciare definitivamente l'Italia e finì col denunciare il fascismo. Non é chiaro, però, cosa intenda Kumar per “elitarismo”: tutte le istituzioni politiche di governo, infatti, si fondano sul principio che una parte ristretta di persone debba governare, possibilmente quella migliore. Questo non é elitarismo, é la logica di ogni sistema di governo democratico. Bisogna fare in modo che i migliori possano provenire anche dalle classi inferiori, questo sì, ma l’elitarismo cui Kumar fa riferimento ha i contorni sfumati e rischia di confondere le idee sulla posizione di Huxley, invece che di chiarirle. Ho contattato personalmente Krishan Kumar per approfondire direttamente con lui il tema di questo elitarismo, ma questi, dopo aver inizialmente acconsentito ad aiutarmi, alla mia domanda diretta su cosa intendesse indicare con questo termine, ha risposto di non avere nulla da aggiungere a quello che aveva scritto nel suo libro e che non intendeva discuterne, dopodiché non mi è stato più possibile contattarlo. A mio parere, comunque, il termine “snobismo intellettuale” può definire con più precisione quello che intende Kumar col termine “elitarismo”.  

Riguardo l’anarchismo di Island, invece, sussistono pochi dubbi poiché é Huxley stesso che definisce le istituzioni di Pala basate su un modello “anarchico confederativo”. Non riesco a comprendere come Kumar possa trovare ambigua l’ironia dell’autore in Crome Yellow quando, ad esempio, si parla di uno Stato retto esclusivamente da intellettuali; oppure quando il signor Scogan dice :”Ci vuole una classe i cui membri possano pensare e, nei limiti del possibile, fare quel che piace loro...come in una Riserva...Dopo la rivoluzione sociale non ci saran più Riserve...”. Effettivamente, da questa e altre frasi, si potrebbe pensare che Huxley parli attraverso il suo personaggio, poiché egli considerava realmente preoccupante l’eventualità di una rivoluzione sociale comunista, ma bisogna anche vedere a quale personaggio Huxley ha messo in bocca queste frasi: al signor Scogan, caricatura del politilogo illuminato e che si crede un gran pensatore, mentre la realtà é del tutto opposta. Sicuramente l’autore era già preoccupato dell’eventualità di una società come quella che poi descrisse in Brave New World ed era sgomento di fronte all’atteggiamento dell’aristocrazia intellettuale. Questa classe invece che prestare attenzione e porsi come tutore per non far cadere il mondo in un incubo tale, si trovava, invece a propugnarlo preferendo una schiavitù intellettuale che consentisse il mantenimento dei suoi privilegi ad una schiavitù totale comunista.  

E’ sempre il signor Scogan a parlare: “Se lei vuole che gli uomini agiscano ragionevolmente, bisogna che li persuada in modo demente. I più saggi precetti dei fondatori di religione non si propagano che attraverso entusiasmi che appaiono deplorevoli per un uomo di spirito sano. E’ veramente umiliante pensare come sia impotente la ragion pura. La ragione, per esempio, ci dice come il solo mezzo che noi abbiamo di conservare la civiltà sia quello d’agire decentemente e intelligentemente. La ragione dialoga e argomenta; i nostri governanti perseverano nella loro abituale balordaggine e noi approviamo e obbediamo. La sola speranza é in una crociata di pazzia; io sono pronto. (...) Quello di cui abbiamo bisogno é dunque uno sfruttamento sano e ragionevole della follia. Pure, saremo noi, noi che sappiamo giudicare sanamente, ad avere un giorno il potere.”  

“Ma io non desidero il potere” disse Denis.  

“Tutti desiderano il potere” rispose Scogan “(...) sotto una forma o l’altra: potere letterario, politico...”. Questa frase rende più chiara una posizione di Huxley che rimase immutata in tutte le sue opere.  

Kumar ritiene legittimo considerare questo romanzo un'antiutopia della scienza, ma specifica che il bersaglio di Huxley non é la scienza in sé stessa, bensì lo scientismo. E' l'applicazione della scienza in un particolare contesto sociale, e con un particolare scopo sociale che attira i suoi strali. Nella già citata importante prefazione alla ristampa del 1946, Huxley scrive che "il tema di Brave New World non é il progresso della scienza in sé, ma i suoi effetti sugli individui". Inoltre nota che qualsiasi tipo di ricerca della verità e della conoscenza, sia essa filosofica, etica o scientifica, potenzialmente é minacciosa e sovversiva così come l'arte e la religione. La ricerca pura e disinteressata della verità e della conoscenza, dovunque esse portino, potrebbe minare il fine sociale del Mondo Nuovo. Mustapha Mond dice che "ogni scoperta della scienza pura é potenzialmente sovversiva", la ricerca scientifica, pertanto, é rigidamente controllata nell'interesse dell'obiettivo preminente della stabilità sociale. La scienza é un'arma a doppio taglio: ha permesso di raggiungere la stabilità sociale e, proseguendo nel suo progresso, potenzialmente la può minare gravemente. Occorre quindi controllarla! Bisogna sottolineare, a questo proposito, che Huxley non si sofferma tanto sui progressi tecnici, quanto su quelli della psicologia, della biologia e della genetica: egli dava per scontata una veloce evoluzione tecnica, ma era atterrito di fronte alle applicazioni delle tecniche di controllo dell'uomo e della sua psiche. Sempre in questa introduzione Huxley dice: "La rivoluzione realmente rivoluzionaria non avverrà nel mondo esterno ma nella carne e nell'anima degli esseri umani. Vivendo in un periodo rivoluzionario, il Marchese de Sade poté facilmente avvalersi della teoria rivoluzionaria per razionalizzare la sua particolare forma di follia. Robespierre aveva attuato la forma più superficiale di rivoluzione: quella politica; andando un po’ oltre, Babeuf aveva propugnato la rivoluzione economica. Ma Sade si considerava l’apostolo della vera rivoluzione, al di là di politica ed economia: quella degli individui, uomini, donne e bambini i cui corpi sarebbero d’allora in poi diventati una comune proprietà sessuale e le cui menti sarebbero state liberate di ogni naturale pudore, da qualsiasi inibizione faticosamente acquisita nel processo di civilizzazione. Tra il sadismo e una rivoluzione che sia tale, ovviamente non esiste nessun nesso necessario o inevitabile. Sade era un pazzo e gli obiettivi più o meno consci della sua rivoluzione erano il caos universale e la distruzione. Per quanto i governanti del Mondo Nuovo non siano certo sani di mente, almeno non nel senso assoluto del termine, non sono dei pazzi e il loro scopo non é l’anarchia ma la stabilità sociale. E a questo fine promuovono con mezzi scientifici l’ultima, personale rivoluzione realmente rivoluzionaria”.  

Era alla biologia e alla psicologia che Huxley guardava per il verificarsi di quella rivoluzione finale il cui profeta era il Marchese de Sade! La classe governante del Mondo Nuovo ha usato le scoperte della biologia e della psicologia per fabbricare corpi e menti secondo le precise richieste del nuovo ordine sociale. Questi governanti sono i più radicali tra gli ingegneri sociali in quanto non si sono fermati, a differenza della maggior parte dei dittatori, ad un controllo, seppur pesante, puramente esterno del corpo o ad influenzare la mente con la propaganda.  

Quello che Huxley dice con insistenza é che attraverso queste nuove tecniche sarà lo stesso uomo, non più libero ma condizionato, a operare inconsapevolmente per un contino e sempre più profondo condizionamento. Nella favola dell’autore inglese gli ingegneri sociali sono consapevoli che nonostante ingegnose e intensive forme di controllo sociale, si insinuerà sempre, nascosto nei geni e nell’apparato mentale dell’uomo, un potenziale di eresia e di sovversione. Non é possibile esercitare un controllo totale sulle menti e sui corpi degli individui a meno che non li si costruisca direttamente! La vera rivoluzione sarà questa: la diretta invasione e manipolazione dei corpi e delle menti degli uomini. A questo proposito rimando alla parte iniziale di Brave New World, in cui vengono descritte nei particolari le tecniche (immaginarie ma realistiche) per condizionare biologicamente i feti in provetta. Dopo la nascita si opera un condizionamento psicologico utilizzando l’ipnopedia per impartire un’”educazione morale”. L’ipnopedia, dice il direttore delle Incubatrici e del Condizionamento, é “la più grande forza moralizzatrice e socializzante di tutti i tempi”. Per insegnare le più sottilli distinzioni e inculcare “i più complessi modelli di comportamento”, sono necessarie le parole, ma parole “senza ragione”. Ripetute e ascoltate incessantemente, le lezioni impartite nel sonno penetrano nelle menti dei bambini come “gocce di cera liquida, gocce che aderiscono come sigilli, si depositano e finiscono con l’incorporarsi alla superficie su cui cadono (...) fino a che, da ultimo, la mente del fanciullo sia queste cose suggerite, e la somma di queste cose suggerite sia la mente del fanciullo. Anche quella dell’adulto, per tutta la vita.   

La mente che giudica e desidera e decide, costituita da queste cose suggerite. Ma tutte queste cose sono suggerimenti nostri, suggerimenti dello Stato.” Huxley era affascinato da ogni forma di suggestione, e soprattutto dalla pubblicità, che negli anni ‘20 era esplosa in tutta la sua seducente stravaganza. In essa lui vedeva un aspetto inevitabile del consumismo, della civiltà dell’usa-e-getta, una società dall’”obsolescenza programmata”, come la definisce in Music at Night. Il punto su cui si incentra il suo interesse é che gli effetti della pubblicità non si fermano ai beni di consumo, ma agiscono anche sui valori di fondo delle persone, portandole a modificarli inconsciamente. Infatti si tratta di una forma moderna e particolare di ipnosi di massa che opera sulla suggestionabilità umana con tutte le tecniche della psicologia moderna. Ancora una volta era l’America a dimostrare l’entità del potere di questo mezzo. Ricalcando gli slogan pubblicitari, nel Mondo Nuovo ce ne sono per tutte le situazioni e tutti tendono a sottolineare l’ordine sociale contenuto nel motto statale “Comunità, Identità, Stabilità”, che ironicamente ricorda il motto della Rivoluzione Francese ispirazione di tutti i tentativi progressisti del secolo scorso. Per la “Comunità” gli slogan più usati sono: “Ognuno appartiene a tutti gli altri” e “Ognuno lavora per tutti gli altri”. Per l’”Identità”, che si oppone a tutte le differenze individuali, minaccia alla standardizzazione di pensiero e comportamento, c’é “L’individualismo rovina la comunità”. Al fine di tenere alto lo stimolo psicologico al consumo, c’é “é meglio buttare via che aggiustare”; inoltre si é rassicurati individualmente da “felicità é adesso”, “il progresso é piacere”, “la scienza é tutto” e “Ford prospera e il mondo va bene”.  

Tutti questi slogan tendono al mantenimento della stabilità che, come dice Mustapha Mond, é l’unica cosa che consente la civiltà: “Non c’é civiltà senza stabilità sociale. Né stabilità sociale senza stabilità individuale”. Il Mondo Nuovo ha messo fine alle dinamiche sociali che hanno ripetutamente e regolarmente sconvolto le precedenti civiltà sebbene ci siano volute alcune guerre ed un collasso economico per portare il mondo a questo livello di abbondanza e sicurezza. Il Controllore, parlando del passato agli studenti Alfa , racconta di una devastante guerra (dei nove anni) e del conseguente collasso economico, a causa del quale popolazione venne decimata, al punto che si dovette scegliere tra il controllo mondiale e la distruzione”. L’autore si domanda: ”Piuttosto che la distruzione sarebbe preferibile l’asservimento?” Huxley non presenta un’ipotesi di scelta lontana e irreale, ma vicina (e più di quanto lui stesso non avesse supposto) e reale, storicamente possibile e plausibile. L’uomo si potrebbe venire a trovare molto presto nella condizione di dover operare una scelta consapevole in questo senso. In una tale condizione come si potrebbe criticare l’opzione dell’asservimento, pur di sopravvivere? Penso che sia questo il motivo per cui Huxley ha presentato il Mondo Nuovo come una società terribile ai nostri occhi, ma retta da una logica ferrea e intoccabile (cfr il dialogo finale tra Mustapha Mond e il Selvaggio), per cui sarebbe inutile opporre il desiderio di conflitti sociali ( creativi nella loro essenza) e il bisogno di avere uno sfogo nell’arte, all’unica soluzione sociale che permette la sopravvivenza dell’uomo: un mondo controllato come quello “Nuovo”. Giunti alla scelta inevitabile tra distruzione e controllo mondiale, per imporre il nuovo ordine, i Controllori adottarono energiche direttive, a partire dal “regime del consumo obbligatorio” che imponeva di consumare un tanto all’anno nell’interesse dell’industria. La conseguenza fu “un’obiezione di coscienza su vasta scala”, un movimento di ritorno alla natura condotto dagli intellettuali, a cui i Controllori reagirono duramente: “nel famoso massacro del British Museum duemila fanatici della cultura furono asfissiati con solfuro di dicloretile...”. Ma la violenza non bastava, era necessario lanciare un massiccio programma di rieducazione, utilizzando le tecniche di condizionamento neo-pavloviane e l’ipnopedia. Il segreto della felicità e della virtù, dice il Direttore delle Incubatrici e del Condizionamento, “é amare ciò che si deve amare. Ogni condizionatura mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale”. Il Mondo Nuovo ha risolto il vecchio e spinoso problema dell’etica: come trasformare il dover fare in voler fare. Con la messa a punto dell’ectogenesi, la riproduzione vivipara venne scoraggiata e infine abolita; la sistematica “campagna contro il passato”, ritenuto irrilevante piuttosto che pericoloso, implicò la chiusura di tutti i musei e la distruzione di tutti i libri anteriori al 150 DF (dopo Ford). Venne introdotto il soma , droga narcotizzante euforizzante dagli effetti piacevolmente allucinogeni. Alla fine di questo processo, si ottenne un mondo stabile e placido. La storia, l’arte, la letteratura ecc. rappresentano il cambiamento, oltre che un incoraggiamento alla rivolta e alla libertà. E’ per questo che vengono eliminate: in una società immutabile perde ogni senso parlare di progresso o di cambiamento. Però i Controllori, a parziale ammissione del fatto che il passato potrebbe stimolare pensieri pericolosi, sono i soli a cui l’accesso ai libri del passato non é vietato. Possono trovare in questi libri delle “armi” per continuare il loro lavoro nella direzione di un controlo globale. Le precedenti esperienze fallimentari di una società di soli Alfa a Cipro (che era stato necessario ri-assoggettare poiché avevano iniziato una guerra devastante tra di loro) e di una società con più tempo libero in Irlanda (dove non si era ottenuto nulla di positivo, se non un aumento del consumo di soma ) costituiscono un monito sui pericoli del progresso o del ritorno a tempi migliori per quegli Alfa bizzarri che possono avere qualche dubbio occasionale.  

Nessuno nel Mondo Nuovo può avere dubbi: solo un pazzo potrebbe pensare a sovvertire l’ordine sociale riportando lo Stato all’instabilità e all’anarchia, e i pazzi non esistono, poiché la riproduzione artificiale non ne prevede. Un aspetto davvero inquietante dei Controllori é la loro benevolenza: essendo gli unici veramente consapevoli dell’importanza della salvaguardia della stabilità sociale. Hanno capito che la forza brutale é inefficace, in quanto provoca risentimento e resistenza, hanno quindi modificato le tecniche tipiche delle dittature precedenti, rappresentando così la faccia benevola del totalitarismo. Non c’é l’equivalente del Grande Fratello Orwelliano, presenza inquietante, violenta e immanente. I devianti e i dissidenti non sono puniti duramente, nel Mondo Nuovo, poiché sono troppo pochi per suscitare serie preoccupazioni. Nessuno pensa, infatti, di opporsi poiché il condizionamento ha educato a non farlo. Quando il Controllore decide per l’esilio di Bernardo Marx, si trova a spiegare all’altro personaggio che verrà anche esiliato: “Vede, Helmholtz, la sua punizione in realtà é una ricompensa. Lo si manda in un’isola. E’ come dire che lo si manda in un posto dove incontrerà la più interessante società di uomini e donne che si possa mai trovare al mondo. Tutta gente che, per una ragione o per l’altra, ha preso troppo coscienza del proprio io individuale per adattarsi alla vita in comune. Tutta gente che non é soddisfatta dell’ortodossia, che ha delle idee indipendenti, sue proprie. Tutti coloro, in una parola, che sono qualcuno. Quasi quasi vi invidio, signor Watson”. L’Otello di Shakespeare, spiega sempre il Controllore al Selvaggio, non viene vietato perché ideologicamente pericoloso, ma perché vecchio e bello, e potrebbe indurre la gente ad aggrapparsi alle cose vecchie invece che a proiettarsi incessantemente verso il nuovo. “Qui non ci é permesso l’uso delle vecchie cose, (...) soprattutto quando sono belle. La bellezza attira, e noi non vogliamo che la gente sia attirata dalle vecchie cose. Noi vogliamo che ami le nuove”. In ogni caso, Otello non può essere pericoloso perché gli abitanti del Mondo Nuovo non sono in grado di capirlo. Lo prova anche il fatto che Helmholtz Watson, il più aperto intellettualmente tra i ribelli, si stupisce alla storia di Romeo e Giulietta che il Selvaggio gli racconta , e alla sofferenza del narratore alla scena nella quale i genitori di Giulietta tentano di obbligarla a sposare Paride, scoppia in una incontrollabile risata. La reazione di Helmholtz dimostra adeguatamente l’affermazione del Controllore che gli abitanti del Mondo Nuovo non possono capire la tragedia perché il loro mondo é troppo differente da quello che la genera. Gelosia, passione, conflitto tra desiderio e dovere, valori individuali e aspettative sociali sono completamente dimenticati , assurdi e incomprensibili. La tragedia ha bisogno della sofferenza e dell’instabilità sociale, che il Mondo Nuovo ha abolito. “Adesso il mondo é stabile. La gente é felice; ottiene ciò che vuole, e non vuole mai ciò che non può ottenere. Sta bene; é al sicuro; non é mai malata; non ha paura della morte; é serenamente ignorante della passione e della vecchiaia; non é ingombrata né da padri né da madri; non ha spose, figli o amanti che procurino loro emozioni violente; é condizionata in tal modo che praticamente non può fare a meno di condursi come si deve. E se per caso qualcosa non va, c’è il soma.” Il Selvaggio protesta duramente a queste spiegazione dategli dal Controllore, ma in questo caso, come nota Kumar, “In Brave New World il diavolo ha le argomentazioni migliori”. Il Selvaggio disprezza gli agi e rivendica il “diritto ad essere infelice, senza parlare del diritto di diventare vecchio, brutto e impotente; il diritto di avere la sifilide e il cancro; il diritto d’avere poco da mangiare, di essere pidocchioso e di vivere nell’apprensione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili dolori di ogni specie”. In cambio della loro libertà (“la libertà di non essere buoni a nulla e di essere miserabili”, dice il Selvaggio), gli abitanti del Mondo Nuovo hanno guadagnato qualcosa che assomiglia ad un moderno Eden. Una realtà in cui anche la paura della morte é stata abolita e superata attraverso il condizionamento a partire già dai diciotto mesi, quando ogni bambino passa due mattine alla settimana in un ospedale per moribondi in cui gli viene offerta della cioccolata ogni volta che qualcuno muore, per associare a quest’evento un ricordo positivo. Abolendo la paura della morte, la società scientifica ha forse eliminato il peggiore dei terrori ed una delle più importanti forze culturali dei “vecchi tempi”. Ma, d’altra parte, ha anche eliminato con successo la sofferenza e la frustrazione prodotta dal desiderio e dall’aspettativa. A questo proposito trovo notevole la modernità di Huxley riguardo la tematica sessuale: ben prima della rivoluzione sessuale e dell’invenzione della pillola anti-concezionale presenta un paradiso sessuale fondato sulla distribuzione gratuita da parte del governo di contraccettivi e di obbligatorie “esercitazioni malthusiane”. Sulla base del “tutti appartengono a tutti”, vengono scoraggiate le relazioni di lunga durata e Lenina é disorientata dall’evidente desiderio di Bernardo Marx di stabilire con lei una relazione esclusiva, ma é completamente perplessa di fronte al rifiuto del Selvaggio di averla! Mentre per un gran numero di intellettuali dell’epoca il “principio del piacere” era l’elemento di rivolta contro “il principio di realtà” della società borghese (e qua il riferimento é a Lawrence, grande amico di Huxley, e a Wilhelm Reich, nonché allo stesso Huxley del romanzo Yellow Chrome ) Huxley riconosce che poteva essere vero anche il contrario, e cioé che una volta che i tabù sessuali avessero perduto la loro forza e che si fossero diffuse tecniche contraccettive, la rinuncia, come nel caso del Selvaggio e di Bernardo Marx, sarebbe diventata il gesto radicale. In pratica l’autore vuole mettere in guardia dalla possibilità che, nel momento in cui la sessualità fosse stata istituzionalizzata come promiscuità, invece che costituire una via di fuga da una società oppressiva, si sarebbe potuta trasformare in una nuova prigione. Tutto ciò racchiude il messaggio principale di Huxley: che la tirannide si aggiorna e si adegua, ed é molto abile e veloce a sfruttare per i suoi fini quelle che emergono come necessità degli uomini; si può lottare per qualcosa, nella fattispecie per la libertà sessuale, per poi ritrovarsi con uno Stato che la utilizza per tenere sotto controllo i suoi cittadini. E’ interessante assistere al dialogo finale tra il Selvaggio e il Controllore: il primo dà voce alle virtù della rinuncia e del doloroso sforzo usando il linguaggio della religione e della morale tradizionali. Il secondo gli chiede di rimando che virtù é “questo puritanesimo fuori moda? Qual’é il valore della pazienza per sé stessa? Perché, dove non é necessario, il piacere dovrebbe mescolarsi al dolore? Un uomo civile non ha alcun bisogno di sopportare nulla di veramente spiacevole”. Nel Mondo Nuovo non ci può essere virtù nella castità, ma solo il pericolo che frustrazione e crescita di forti sentimenti costituiscono per la società. “Castità significa passione, significa nevrastenia. E passione e nevrastenia significano instabilità”. Una regolare somministrazione di soma soddisfa l’eccitamento e salvaguarda la società. “Surrogato di Passione Violenta. Regolarmente, una volta al mese, irrighiamo tutto l’organismo con adrenalina. E’ l’equivalente fisiologico completo della paura e della collera. Tutti gli effetti tonici dell’uccisione di Desdemona e del fatto che é uccisa da Otello, senza nessuno degli inconvenienti”.  

In cambio della “felicità” il Mondo Nuovo ha abbandonato l’arte, la scienza nel vero senso del termine e, cosa che Huxley avrebbe in seguito considerato di primaria importanza, la religione. Il Controllore dice che “gli uomini hanno bisogno della religione perché ricercano consolazione e giustificazione per la perdita del vigore giovanile, della prosperità e per l’avvicinarsi della vecchiaia e della morte. La religione consola perché rivela l’esistenza di una realtà superiore, duratura, indipendente da queste preoccupazioni mondane. Ma il Mondo Nuovo ha abolito la vecchiaia e la paura della morte; ha cancellato tutte le preoccupazioni materiali, eliminando, così, il bisogno della religione e di Dio. Non ci sono, da noi, perdite da compensare (...) Dio non é compatibile con le macchine, con la medicina e con la felicità universale”. Secondo Huxley il mondo ha già compiuto la sua scelta, e rincorre una realtà come quella che lui ha descritto in Brave New World. Ha scelto di essere secolare, materialista, edonista, tecnologico, utilitarista e astorico, in una parola “scientifico”; così facendo ha rotto con tutte le società passate, quelle del suo mondo e quelle non occidentali. La questione cruciale, si domanda Kumar, é “se Huxley abbia ragione e il mondo di Brave New World sia realmente il mondo del futuro, passibile di quella stabilità morale che il suo autore gli attribuisce quasi scherzando”.  

Sia Krishan Kumar che Tom Dillingham riferiscono che alla fine degli anni cinquanta, gli studenti che leggevano Brave New World lo trovavano decisamente desiderabile questo Mondo Nuovo: sesso e droga a volontà: era la quintessenza del paradiso! Analogamente molte femministe radicali, pur non simpatizzando con questo libro, reagivano positivamente all’attacco della famiglia, con l’abolizione della figura del genitore. Tutto questo per far notare una cosa molto particolare, e cioé che l’antiutopia di Huxley veniva letta, in realtà, come un’utopia da molta gente. Sembra quasi che la difesa del diavolo da parte dello scrittore sia stata troppo convincente, al punto di farlo apparire innocente e desiderabile! A parte questo temporaneo e strano fenomeno, Brave New World rappresenta un romanzo di rottura, che aprì la strada ad un gran numero di opere che trattavano della propaganda, della pubblicità e dei loro rapporti col potere e delle loro influenze sulla società, dei risultati del benessere e delle possibilità liberatorie del sesso e della droga, tutti argomenti tratti direttamente dall’opera di Huxley. Quello che mi piace ricordare é The Hidden Persuaders di Vance Packard, che a sua volta ha rappresentato un’altra pietra miliare nella letteratura del genere. Lo stesso Huxley era cupamente certo delle sue anticipazioni. Sempre nell’introduzione alla ristampa del 1946 di Brave New World, che ho citato prima, fece un bilancio delle sue precedenti profezie: le sue proposte risultavano fin troppo moderate e modeste. L’energia nucleare metteva nelle mani dei governanti un potere senza precedenti, provocando una serie di cambiamenti sociali ed economici di una portata e di una rapidità che non aveva potuto immaginare dieci anni prima. Dal momento che, come dice in Ends and Means e in altre opere, un cambiamento sociale e tecnologico così rapido come quello che si stava profilando provoca confusione sociale, a gestirlo sarebbe sicuramente stato un governo centralizzato e forte. Huxley vedeva già tutte le premesse per un nuovo totalitarismo, nuovo perché non si sarebbe più fondato sulla violenza e sulla repressione. Ecco perché fa un’attenzione estrema, per non dire maniacale, a notare tutti i segnali di un avvicinamento a questa sua previsione, scagliandosi con violenza (cfr Ape and Essence , del 1949) contro i nuovi regimi post bellici e contro le innovazioni tecnologiche perché utilizzate indiscriminatamente contro il bene dell’uomo. Sembra, comunque, che dopo un periodo in cui aveva preso il sopravvento un sentimento di scoraggiamento, che si riflette molto bene in Ape and Essence, in cui Huxley non vede vie di scampo per l’umanità e ne prevede la distruzione nucleare, si passi ad un periodo più tranquillo, in cui si dedicò a studi di spiritualismo e alla sua personale crescita interiore. Rassegnato al nuovo corso della società, contro cui non si poteva far nulla se non cercare di prestare attenzione alla propaganda mascherata sotto le mentite spoglie della pubblicità, Huxley non può far altro che continuare la sua opera di analisi, prevedendo abbondanza e sicurezza economica per tutti. Già nel 1946 anticipava il miracolo economico degli anni ‘50 e ‘60, che avrebbe definitivamente introdotto il consumismo di massa nella società occidentale. E un’altra caratteristica significativa era già avviata: la promiscuità sessuale. Nell’introduzione del 1946 Huxley scrive che “al diminuire della libertà economica e politica tende ad aumentare, in compenso, la libertà sessuale. E il dittatore (...) farà bene ad incoraggiarla. Con l’ausilio della libertà di sognare sotto l’effetto della droga, del cinema e della radio, aiuterà i suoi sudditi a riconciliarsi con quella schiavitù che é il loro fato”. “A meno che non scegliamo il decentramento amministrativo (cfr Ends and Means) e non usiamo la scienza applicata non come fine ma come mezzo per dar luogo ad una razza di uomini liberi, avremo solamente due alternative: o una serie di totalitarismi, basati sul terrore della bomba atomica e della conseguente distruzione della civiltà (...), o un unico totalitarismo sovranazionale, originato dal caos sociale prodotto dal rapido progresso tecnologico in generale e dalla rivoluzione dell’atomo in particolare che andrà trasformandosi (...) nella tirannide assistenziale di Utopia”.  

Nel 1949, in una lettera a George Orwell Huxley scrive che nonostante 1984 fosse un libro interessante, egli restava dell’idea che il nuovo totalitarismo si sarebbe espresso secondo i mezzi che aveva descritto in Brave New World piuttosto che con la violenza descritta nel libro dell’amico - collega. Inoltre considera che a differenza del suo romanzo del 1932, i membri del partito di 1984 siano costretti ad un’etica sessuale ancora più severa di quella puritana, costituendo così un anello debole della catena del potere; invece, in Brave New World non appare nessun anello debole, sembra che il potere sia realmente destinato ad auto - perpetuarsi. Cercheremo alla fine di questo capitolo di trovare dei punti deboli al regime del Mondo Nuovo. Huxley, insomma, dai dati della realtà che aveva sotto gli occhi, deduceva che il Mondo Nuovo ormai era alle porte. Era possibile invertire il processo che conduceva ad un completo controllo totalitario? L’autore é pessimista riguardo a questo, come scrive in Brave New World Revisited nel 1958: “Negli Stati Uniti, e l’America é l’immagine profetica di quello che il resto del mondo urbano industriale sarà entro pochi anni, recenti indagini nell’opinione pubblica hanno rivelato che attualmente la maggioranza dei teenagers , elettori di domani, non ha fede nelle istituzioni democratiche, non solleva nessuna obiezione alla censura di idee impopolari, non crede che sia possibile un governo del popolo per il popolo e sarebbe veramente contenta di poter continuare a vivere nel tenore di vita cui é stata abituata dal boom economico, e di essre governata dall’alto da un’oligarchia di esperti scelti”.  

Intanto, a parte una rassegnazione evidente, possiamo notare come anche l’immagine di “un’oligarchia di esperti scelti” non sia più agognata come soluzione dei problemi del mondo. Huxley arriva ad auspicare una consapevolezza da parte del popolo per tutto quello che riguarda il proprio governo. Mentre prima, quando non si poteva influire per mezzo televisione e giornali sulla morale dei cittadini, si poteva anche accettare un governo di pochi illuminati; ormai Huxley ritiene indispensabile che tutti siano consapevoli di quello che succede nella politica: solo così si può, a suo modo di vedere, tentare di controllare cose che diventano sempre più imprevedibili.  

“In una dittatura scientifica l’istruzione funzionerà veramente con il risultato che molti uomini e donne cresceranno amando la propria schiavitù e mai sogneranno la rivoluzione. Non sembra esistere nessuna buona ragione per cui una dittatura scientifica possa essere rovesciata”. Di fronte agli sviluppi attuali della tecnologia e della bio - ingegneria, abbiamo la certezza che sotto quell’aspetto il Mondo Nuovo sarà effettivamente possibile tra breve tempo. Ma socialmente, é pensabile supporre una società del genere? Potrebbe sopravvivere? Ricordiamo che la stabilità é il fine e la sua ultima giustificazione ed Huxley era giunto alla conclusione che una dittatura basata sulla scienza era praticamente inespugnabile. Raccogliamo l’invito di Huxley e cerchiamo di verificare se una comunità del genere durerebbe, se non per sempre, almeno molto più a lungo delle comunità utopiche tentate in precedenza. La ribellione in Brave New World é patetica ed immatura, condannata fin dall’inizio e facilmente debellata. A dir la verità Huxley non ha messo alla prova il regime fornendogli degli antagonisti determinati e forti. Inoltre, alla fine del romanzo l’autore ci lascia col Selvaggio prima isolato e poi suicida e Watson e Marx esiliati.   

Kumar ritiene che “probabilmente questa riluttanza (a trovare antagonisti più forti al regime) si deve al fatto che, mentre scriveva, Huxley era certo che c’era qualcosa di sbagliato nella società industriale, ma non sapeva cosa si sarebbe potuto fare. Da qui il tono ironico del romanzo. L’ironia é sempre stata l’arma naturale di coloro che disprezzano il presente, diffidano dei tentativi di ricostruzione del passato e non hanno speranze per il futuro”. Sembra che Huxley si domandi se bisogna preferire Shakespeare alla felicità dell’umanità, e che si senta rispondere dalla gioventù del 1950 che la rinuncia alla letteratura non é poi così drammatica! Trovo davvero fulminante la risposta del Governatore Mondiale Mustapha Mond, che alla protesta del Selvaggio che tutti “i piacevoli vizi” del Mondo Nuovo sono stati usati per degradare l’uomo, ribatte: “degradarlo da quale posizione?”. Il Selvaggio controbatte dicendo che “ il valore (dell’uomo) risiede nella sua volontà particolare. Mantiene la stima e la dignità tanto là dove sono preziose in sé stesse quanto in colui che le pregia.”, a difesa della libertà d’arbitrio. E di fronte alla descrizione del mondo senza più lacrime fatta dal Governatore, ribatte che “le lacrime sono necessarie. Non vi ricordate ciò che dice Otello? “Se dopo ogni tempesta vengono tali bonacce, allora che i venti soffino sino a che abbiano risvegliato la morte”. Ma Mustapha risponde solo con un “Graziosa! Ma nei paesi civili abbiamo abolito (...) le lacrime”.  

Selvaggio: “Ma io amo gli inconvenienti”  

Mustapha: “Noi no, preferiamo fare le cose con ogni comodità...insomma, voi reclamate il diritto di essere infelice.”  

“Ebbene sì” disse il Selvaggio in tono di sfida “io reclamo il diritto di essere infelice”. Ci fu un lungo silenzio.  

Mustapha Mond alzò le spalle. “Voi siete il benvenuto” rispose.  

Sicuro della stabilità della società che dirige, non ha difficoltà a risparmiarlo, e quindi a conservare un elemento deviante e personale, poiché la sua possibilità di influenzare il mondo circostante é pari a zero. Infatti il Selvaggio morirà suicida, unico savio in una società di “matti”. All’interrogativo che Huxley si pone in Island , se sia meglio essere savi in una società di matti oppure matto in una società di savi, la risposta é la seconda opzione, poiché si avrebbe, così, la possibilità di essere curati al meglio. Per tornare all’interrogativo che ci siamo posti sulla possibilità di resistenza di un mondo del genere, notiamo che nonostante tutto ha prodotto degli esemplari devianti: per esempio Bernardo Marx e Helmholtz Watson. Entrambi sono Alfa plus (la casta più elevata) ma anche Lenina devia dal comportamento “retto” innamorandosi, e lei é solo una Beta. Ma il grande conformismo della società in cui sono inseriti non dà spazio allo sviluppo intellettuale degli individui, e il loro fallimento finale come ribelli viene presagito nelle vere cause della loro devianze. Infatti, Bernardo Marx diventa l’orgoglioso padrone del Selvaggio, lo usa come un animale da circo per ottenere gloria personale, popolarità e fama, oltre che ragazze a volontà. Al contrario, Watson ha genuinamente rifiutato la maggior parte dei valori e dei piaceri del suo mondo, non ne é stato escluso come Marx. Risponde, così, entusiasticamente al Selvaggio, trovando, nelle sue reazioni e nelle sue citazioni di Shakespeare, una forte eco dei suoi stessi sentimenti. La frustrazione del lettore aumenta quando si rende conto che la ribellione di questi personaggi non può avere sbocchi, perché